Dizionario della gente di Lozzo - La parlata ladina di Lozzo di Cadore

dalle note del prof. Elio del Favero  - a cura della Commissione della Biblioteca Comunale

prefazione del prof. Giovan Battista Pellegrini  

 

Comune di Lozzo di Cadore - il seguente contenuto, relativo all’edizione 2004 del Dizionario,  è posto online con licenza Creative Commons attribuzione - non commerciale - non opere derivate 2.5 Italia, il cui testo integrale è consultabile all’indirizzo http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/legalcode. Adattamento dei testi per la messa online di Danilo De Martin per l’Union Ladina del Cadore de Medo. Per ulteriori approfondimenti è a disposizione la home page del progetto “Dizionario della gente di Lozzo” alla quale si deve fare riferimento per le regole di trascrizione fonetica utilizzate in questo progetto. Il presente file è pre-formattato per la stampa in A4.

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ba sf. (inv.) acqua (ipoc.). Vósto n tin de ba? vuoi un po' d'acqua?

 

bàba sf. (pl. bàbe) pettegola, chiacchierona. Ste tośàte le e dùte bàbe queste giovani ragazze sono tutte pettegole.

 

babà vb. intr. (babéo; babèo; babòu) spettegolare, chiacchierare. Kéla là babéa sènpre quella spettegola in continuazione; saràe ora ke te la fenìse de babà sarebbe ora che tu la finissi di spettegolare.

 

babàu sm. (inv.) spauracchio per bambini, diavolo. Se no te stas bón, rùa l babàu se non stai buono, arriva il diavolo.

 

babilònia sf. (inv.) confusione, caos. Ma kè éla dùta sta babilònia ma che cos'è tutta questa confusione.

 

bačà vb. intr. imp. (bačéa; bačèa; bačòu) pulsare, detto di un focolaio di infezione. Siénte sto déido kóme ke l bačéa: l veñarà žènžàutro madùro senti questo dito come pulsa: ci sarà sicuramente suppurazione (v. sobačà, panarìžo).

 

bàda sf. (inv.) bada. Usato solo nella loc. teñì a bàda, tenere a bada. Tién a bàda to fiól parkè l bìasteméa bèlo tieni a bada tuo figlio perché bestemmia già.

 

badà vb. intr. (bàdo; badèo; badòu) badare, fare attenzione, sorvegliare, fare la guardia, preoccuparsi. To madòna l a sènpre badòu a dùto tua suocera ha sempre pensato a tutto (v. abadà, più usato).

 

badanà vb. intr. (badanéo; badanèo; badanòu) lavoricchiare, aver poca voglia di fare. To kuñòu badanéa sènpre žènža konbinà nùia tuo cognato lavoricchia sempre senza concludere nulla.

 

badanài sm. (inv.) uomo sempliciotto, persona da poco. L e pròpio n badanài è proprio un uomo da poco (v. tananài, lèlo).

 

badasčà vb. intr. (badasčéo; badasčèo; badasčòu) parlare a vanvera, litigare. L a sènpre badasčòu kon dute ha litigato sempre con tutti.

 

badì sm. (pl. badì, badìs) badile, pala. Tòle su l badì e kóre a fèi àlgo prendi il badile e datti da fare; laurà de pik e badì lavorar duro; biśòña laurà de pik e badì par fenì fòra bisogna ancora lavorar molto per finire

 

bàga sf. (pl. bàge) zampogna, pancione. Alcuni suggeriscono la provenienza dall'inglese “bagpipe” (cornamusa); le zampogne comunque non sono strumenti cadorini, i suonatori provenivano da fuori. Da Nadàl i sòna le bàge a Natale suonano le zampogne; fig. te as na bàga ke fa paùra hai una pancia veramente enorme.

 

bagatìn sm. (inv.) bagattino, 1/12 del soldo. Antica moneta in uso nelle città dell'Italia Settentrionale, il nome è rimasto poi a indicare le monetine di rame veneziane. No te val n bagatìn non vali proprio nulla.

 

bagèle sm. (inv.) uomo col pancione, grassone. Vàrda ke bagèle guarda che uomo grasso.

 

bağìğo sm. (pl. bağìğe) arachide. Termine veneto dall'arabo “halb'aziz” (mandorla buona). Kon diéśe skèi Órsola me a ğenpìu le skarsèle de bağìğe con dieci soldi Orsola mi ha riempito le tasche di arachidi (v. barbağìğo).

 

bàgol sm. (inv.) residuo di tabacco da pipa che veniva poi masticato, fig. prendere in giro. Dàme n tin de bàgol ke èi vòia de čikà dammi un po' di tabacco perché ho voglia di ciccare; loc. fig. tòle a bàgol prendere in giro (v. bagolón).

 

bagolà vb. intr. (bagoléo; bagolèo; bagolòu) giocherellare, menare il can per l'aia, perdere tempo scherzando e giocando. Te as sènpre vòia de bagolà hai sempre voglia di scherzare.

 

bagolìna sf. (pl. bagolìne) bastone da passeggio. Al ğìra sènpre ko la bagolìna kóme i sióre passeggia sempre con il bastone come fanno i signori.

 

bagolón agg. (pl. bagolói, f. bagolóna, pl. bagolóne) buontempone. Te ses l sòlito bagolón sei il solito buontempone.

 

bagórde sm. (solo pl.) bagordi, baraonda. Nte kéla čàśa i fa sènpre bagórde in quella casa si fa sempre festa.

 

bài sm. (solo pl.) testicoli. A fèi leñe èi čapòu na paka nte i bài mentre allestivo la legna mi è arrivato un colpo sui testicoli; loc. no sta rónpeme i bài non darmi fastidio; loc. te as da di fòra de sóte i bài vattene fuori dai piedi.

 

Bài Mio sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

baià vb. intr. (baéo; baèo; baiòu) abbaiare, fig. gridare. L to čàn a baiòu dùta la nuóte il tuo cane ha abbaiato tutta la notte; no sta baià par nùia non gridare per nulla.

 

baiàda sf. (pl. baiàde) latrato. Àsto sientù ke baiàde sta nuóte? hai sentito che abbaiare questa notte?

 

baiàna agg. (inv.) canina. Usato solo nella loc. tóse baiàna, tosse canina me neódo a čapòu la tóse baiàna mio nipote ha preso la tosse canina, la pertosse (v. tóse pagàna).

 

bàila sf. (pl. bàile) balia. Di a fèi la bàila andare a far la balia.

 

bailón sm. (pl. bailói) palo verticale ai lati della risina. I bailói servìa a teñì fermo l fónde de la rìśina i bailói servivano per tenere ferme le travi che costituivano il fondo della rìśina .

 

baiòko sm. (pl. baiòke) baiocco (monetina d'argento meridionale e romana del valore di un soldo), fig. cosa da poco. No l val n baiòko non vale proprio niente; loc. restà žènža ñànke n baiòko restare completamente al verde.

 

bàita, vàita sf. (pl. bàite) baita. D istàde i boskadór sta nte bàita d'estate i boscaioli vivono nella baita; loc. fèi la bàita appostarsi, aspettare qualcuno per sorprenderlo; sta n bàita stare allerta, stare sul chi va là (v. nbaità; pàisa).

 

bàk sm. (inv.) voce onomatopeica riferita al parlare. Loc. no l a fàto ñànke bàk non ha detto parola, non ha replicato.

 

bakà vb. intr. (bàko; bakèo; bakòu) parlare, usato in senso negativo, non fiatare. L èra sentòu nte n čantón e no l bakèa stava seduto in parte senza aprir bocca; ió no bàko mài io non parlo mai.

 

bakaià vb. intr. (bakaéo; bakaèo; bakaiòu) gridare, berciare. Parkè bakaéesto sènpre? perché sbraiti inutilmente?

 

bakalà sm. (inv.) baccalà, stoccafisso. Dallo spagnolo “bacalao”; era questo l'unico tipo di pesce che arrivava in Cadore prima della scoperta del frigorifero, un pesce un tempo di costo modesto che aiutava a variare la mensa nei giorni di magro. Più tardi arriveranno anche l'aringa e l'anguilla; l e restòu kóme n bakalà è rimasto di sasso.

 

bakàn sm. (pl. bakàne) contadino possidente, benestante. A Lóže e póke i bakàne a Lozzo sono pochi i contadini che hanno sia denaro che proprietà terriere.

 

bakàn sm. (inv.) baccano, chiasso. Ka da ti e sènpre bakàn qua da te c'è sempre baccano.

 

bàkero sm. (inv.) vino meridionale. Il bàkero venne introdotto dal Sud Italia all'inizio del ‘900. Dàme na palànka de bàkero dammi un bicchiere di vino; rós kóme n bàkero rosso in faccia, paonazzo.

 

bakéta sf. (pl. bakéte) asta, bacchetta dritta. Dàme kéla bakéta dammi quella bacchetta; to pàre komànda a bakéta tuo padre comanda a bacchetta, è autoritario; dim. baketùta; spreg. baketàta (v. śbaketàda).

 

bakéto sm. (pl. bakéte) ramoscello reciso, bastoncino, fuscello. Di a bakéte andare a raccogliere rami secchi per far fuoco; bakéte par nvidà l fuóu ramaglia per accendere il fuoco; loc. màgro kóme n bakéto magro stecchito.

 

bakùko agg. (pl. bakùke, f. bakùka) vecchissimo, rimbambito. L e vèčo bakùko è vecchissimo, ormai è rimbambito.

 

Bal sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

bàla sf. (pl. bàle) palla, pallina, fig. bugia, ubriacatura. Dugà a le bàle giocare a palline; erano le palline di terracotta colorata che servivano per giocare sulla sabbia; la bàla da kafè tostino per il caffè; al tìra a bàla usa il fucile da caccia a pallottole; l kónta sènpre bàle racconta sempre bugie; l se a tiròu su na bàla santìsima si è preso una sbronza solenne (v. balotón).

 

balà vb. trans. (bàlo; balèo; balòu) ballare. To nòno l e bon de balà sólo la pùlka tuo nonno sa ballare solo la polka; a mi me piàśe balà a la vèča a me piace ballare alla maniera dei nostri vecchi; balà pal frédo tremare pel freddo; nte kél vestì te puós balà quel vestito ti va molto largo.

 

balàda sf. (pl. balàde) ballo, serata di ballo. Stasiéra dón a fèise na bèla balàda stasera andiamo a ballare.

 

balànža sf. (pl. balànže) bilancia. Loc. sta n balànža stare su due staffe, non sapere che cosa scegliere; peśà su la balànža misurare, pesare con la bilancia.

 

Balànže, Le sf. (top.) località poco distante dal paese, all'inizio della Val Lonğiarìn.

 

balanžèra sf. (pl. balanžère) bilanciere del carro, contrappeso. La balanžèra se a spakóu si è rotto il bilanciere; fèi da balanžèra fare da contrappeso.

 

balanžìn sm. (inv.) bilancino del carro. Alla balanžèra erano attaccati due bilancini e a questi venivano attaccati i finimenti del cavallo.

 

balarìn agg. (pl. balarìne, f. balarìna) ballerino; fig. incerto. Usato sia per indicare un oggetto non ben fissato che una persona incerta. Indicato anche come sostantivo per indicare chi sa ballare. Sta bréa e màsa balarìna, te as da fermàla se nò i kónìče te skànpa questa tavola non è ben fissata, inchiodala altrimenti i conigli scappano; to suó e stada na balarìna tua sorella è stata una provetta ballerina.

 

balatìn sm. (solo sing.) imbroglio, sotterfugio. Ka i fa sènpre kàlke balatìn qui fanno sempre qualche imbroglio, espressione tipica al tavolo delle carte.

 

baldakìn sm. (pl. baldakìne) baldacchino. Loc. vósto ke véñe a tòlete kol baldakìn? devo venire a prenderti col baldacchino? era l'espressione d'uso rivolta ad un ritardatario; i a portòu l Siñór kol baldakìn gli hanno portato la Comunione e dato l'estrema unzione col baldacchino. Era un triste segnale vedere il parroco, con il rosario in mano, accompagnato dai chierichetti che gli sostenevano sopra il capo il baldacchino, per andare a casa di un ammalato terminale.

 

Balduìn sm. (nome) soprannome e cognome dialettizzato di famiglia.

 

baléngo agg. (pl. balénge, f. balénga) povero di spirito, stupidino, persona non equilibrata. No l sa fèise i fàte suói, l e n baléngo non sa badare alle sue cose, è uno stupido.

 

balìn sm. (inv.) pallino per cartucce da caccia, boccino per il gioco delle bocce. L a śbaròu al luóiro e l o a ğenpìu de balìn ha sparato alla lepre e l' ha riempita di pallini; śbočà l balìn bocciare il pallino al gioco delle bocce (v. pionbìn)

 

Balìn sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

balkón sm. (pl. balkói) davanzale della finestra. E tomòu dó i vas dei ğerànie, dal balkón sono caduti i vasi dei gerani dal davanzale (v. barkón).

 

balón sm. (pl. balói) pallone, ernia, testicolo, grumo, fig. colui che racconta frottole. Dugà a l balón giocare al pallone; no sta fèi sfòrže parkè se nò te te fas l balón non fare sforzi altrimenti ti viene l'ernia; loc. avé (fèise) l balón avere l'ernia; pestariéi pién de balói i pestariéi sono una crema fatta di latte farina da polenta e un po' di burro, chi non li sa fare ottiene una crema grumosa; to fiòžo l e pròpio n balón il tuo figlioccio è davvero un contaballe; késte e dùte kostión del balón queste sono discussioni che non servono a niente.

 

balonèi agg. (pl. baloniéi, f. balonèra, pl. balonère) bugiardo, conta frottole. To fardèl e sènpre stòu n balonèi tuo fratello è sempre stato un conta frottole.

 

balonèra sf. (solo sing.) testa, fig. fuori di testa. Appare solo nella loc. di via de balonèra sragionare, dimenticare. È più usata la voce menonèra.

 

balós agg. (pl. balós, f. balósa, pl. balóse) stupido, conta frottole. Balós de n balós ke no te ses àutro stupido che non sei altro.

 

balòsa sf. (pl. balòse) frottola, bugia. Poco usato, più usato balosàda. Kél la kónta balòse quello racconta bugie.

 

balosàda sf. (pl. balosàde) stupidaggine. Fèi balosàde fare delle stupidaggini; no sta di balosàde non dire stupidaggini.

 

balòta sf. (pl. balòte) pallina, bugia, piccolo lenzuolo di erba o fieno. Tarèśa kónta sènpre balòte Teresa racconta sempre frottole; kuàn ke te as portòu nte tabià sta balòta de fién, podón di a čàśa appena avrai portato nel fienile questo piccolo lenzuolo di fieno, potremo andare a casa.

 

balotà vb. intr. (balotéo; balotèo; balotòu) raccontare bugie, mentire. No sta veñì ka a balotà non venire qui a raccontare frottole.

 

balotón sm. (pl. balotói) pallina di acciaio, vetro o terracotta, più grossa delle altre, usata per giocare. Dugà ài balotói giocare alle palline. Il gioco consisteva nel lanciare la pallina da una buca ad un'altra distante almeno due o tre metri. La pallina si doveva lanciare con una sola mano, con un colpo tra pollice e indice. A ciascun tiro era concesso sollevare la mano, rimanendo però appoggiati a terra col mignolo, e si doveva raggiungere col minor numero possibile di tiri l'altra buca. Chi raggiungeva per primo la buca faceva un punto mentre gli altri non facevano alcun punto. Si ripartiva poi dalla nuova buca e si continuava così fino a dieci punti. Śbarà a balotói sparare col fucile a pallettoni, si tratta dei pallettoni usati dai cacciatori per grosse prede (v. dógo).

 

bàlsamo sm. (pl. bàlsame) balsamo, fig. consolazione, ristoro. Te ses n bàlsamo sei la mia consolazione; kéla gèra de bró e stòu n bàlsamo quel po' di brodo l'ha rimesso in sesto.

 

balsàn sm. (inv.) cavallo pomellato. Te as n čavàl ko le rìge biànke su le žàte, l e pròpio n bèl balsàn hai un cavallo con le strisce bianche sulle zampe, è proprio un bel pomellato; come in italiano balzano è il cavallo che ha gli arti inferiori segnati di bianco.

 

balukà vb. intr. (balukéa; balukèa; balukòu) tremare della terra. Sta nuóte la tèra a balukòu stanotte c'è stata una scossa di terremoto.

 

bàlža sf. (pl. bàlže) fettuccina, ritaglio di stoffa che si legava alle zampe delle galline per impedire che si allontanassero dal pollaio. Le kóre màsa, béti le bàlže corrono troppo, lega le zampe con le fettucce. In senso fig. ci si poteva riferire anche ai bambini troppo vivaci o agli adulti erranti.

 

banbìn sm. (nome) bambino, Bambino Gesù. L mè banbìn il mio bambino!; L fràte me a dòu n sànto kol Banbìn e la Madòna il frate mi ha regalato un santino col Bambino Gesù e la Madonna.

 

banbìna sf. (pl. banbìne) apertura dei pantaloni. L ğira sènpre ko la banbìna vèrta va in giro con i pantaloni sbottonati (v. botonèra).

 

banbinà vb. intr. (banbinéo, banbinèo, banbinòu) sragionare, farneticare. Kè kè pò, banbinéesto che dici, stai farneticando?

 

bànča sf. (pl. bànče) panca. Le bànče ntórno l larìn le panche poste tutto attorno al focolare; la bànča de la tòla la panca di fianco alla tavola, le panche erano molto più usate di adesso e sostituivano le sedie; bànča da gardà làna panca per la pettinatura della lana.

 

bànča sf. (pl. bànče) trave. Trave orizzontale che si trova dalla parte del timpano o della soffitta che rimane aperta sul lato più corto del tetto. La bànča sta sotto, mentre le travi oblique, che portano i traversi e le tegole, si puntano in alto contro la trave di colmo del tetto. Tòle pò kel tràvo là par fèi la bànča del kuèrto prendi quella trave per farne la bànča.

 

bànda sf. (pl. bànde) parte, lato. Vien da sta bànda vieni da questa parte; veñì a le bànde cercare di mettersi in contatto con qualcuno; loc. béte da na bànda mettere da parte, risparmiare; bičà da na bànda buttare via; loc. bétese o tiràse da na bànda mettersi da parte; loc. da na bànda l a ànke reśón da un certo punto di vista ha anche ragione; lasà da na bànda trascurare; kaminà da na bànda camminare sul lato della strada; i parènte da la me bànda i parenti da parte mia; kè fàsto da ste bànde? che fai da queste parti?

 

bànda sf. (pl. bànde) banda, per est. fanfara. Nkuói n piàža sòna la bànda oggi in piazza suona la banda.

 

bànda3 sf. (pl. bànde) latta, lamiera zincata. Kuèrto de bànda tetto di lamiera.

 

bandèi sm. (pl. bandièi) lattoniere. Al di de nkuói no se čàta pì n bandèi al giorno d'oggi non si trova più nessuno che faccia il lattoniere.

 

bandèla sf. (pl. bandèle) lamina, il salva punte delle scarpe. Kóme àsto fàto a rónpe la bandèla déi žòkoi? come hai fatto a rompere la lamina degli zoccoli? Me fiól frùa n pèi de skàrpe al més, okóre béti le bandèle mio figlio consuma un paio di scarpe al mese, bisogna mettergli le lamine salvascarpe.

 

banderàl sm. (pl. banderài) voltagabbana. No èi nisùna fedùžia de kel là parkè l e n banderàl non ho nessuna fiducia di quella persona, è un voltagabbana.

 

bàndo sm. (bànde) proclama, esilio, esclusione. Bàndo esclamazione che viene pronunciata durante il gioco per chiedere una sospensione o per dichiararsi fuori gioco.

 

bàndo avv. inutilmente. Loc. veñì de bàndo venire inutilmente (v. debàndo).

 

bandón sm. (pl. bandói) lamiera pesante, pezzo di lamiera. Skuèrde la tàsa ko n bandón copri la catasta di legna con una lamiera.

 

bandonà vb. trans. (bandonéo, bandonèo, bandonòu) abbandonare, lasciare. Bandonà la kóa abbandonare la covata, si dice così quando un uccello abbandona il nido perché si accorge che è stato scoperto, e tralascia addirittura di covare le uova.

 

bànka sf. (pl. bànke) banca, istituto di credito. Loc. to fardèl e kóme na bànka tuo fratello ha tanto denaro, si può permettere di fare prestiti.

 

bànka sf. (pl. bànke) organismo amministrativo minimo. Si trattava di un organismo formato dal marigo e da due laudadori che prendevano parte attiva alla vita della Regola in ogni sua manifestazione e la rappresentavano nelle funzioni religiose. Nei Laudi di Auronzo, a proposito della bànke, Giovanni Fabbiani scrive: “I francesi abolirono un ordinamento che era democraticissimo, più democratico di quello da loro imposto al rullo dei tamburi, per cui la Magnifica Banca - Giunta Municipale - venne sostituita dalla Municipalità”.

 

bankàl sm. (pl. bankài) davanzale, mensola. E' il nome usato per indicare la parte interna del davanzale della finestra o mensole di forma simile (v. barkón).

 

bankèla sf. (pl. bankèle) ramoscello senza foglie, legaccio, esca. Ramoscello d'albero, o arbusto, privato delle foglie e usato per accendere il fuoco o per legare le fascine di legna, normalmente di nocciolo, ma è usato anche di altri arbusti. Tòle su dóe bankèle ke nvidón fuóu raccogli alcuni rami che così accendiamo il fuoco.

 

bànko sm. (pl. bànke) cassapanca, cassa con scomparti, banco da lavoro, banco di scuola, bancarella. Bànko del formài scaffale, madia per il formaggio; bànko de la farìna madia per la farina; l bànko de la nuìža la cassa del corredo della sposa; i bànke de čéśa i banchi della chiesa; bànko de skòla banco di scuola; bànko da marengón banco del falegname; la piàža e piéna de bànke la piazza è piena di bancarelle; béte fòra bànko esporre la merce sul banco, mettere fuori uso; sta davòi l bànko servire la gente in negozio.

 

Bañórse sm. (top.) località boscosa a nord di Lozzo nel territorio di Pian dei Buoi sul versante di Auronzo.

 

Bàpi sm. (nome) ipoc. di Gaspare.

 

bàr sm. (inv.) cespuglio, ciuffo d'erba. Sostantivato dal partitivo bàr. N bàr de salàta un cespo di insalata; n bàr de foiòle un ciuffo di foglie di pannocchia, bratee di mais (v. baròto, kavalòto, foiòla).

 

bàr  agg. pron. avv. (inv.) molto, un buon numero, parecchio. Loc. n bàr de un buon numero di, parecchi; to darmàna a n bàr de fiói tua cugina ha parecchi figli; èi fàto n bàr de patàte ho raccolto molte patate.

 

Baràba sm. (pl. Baràbe) Barabba, fig. cattivo soggetto. Fèi l Baràba fare il cattivo.

 

baràka sf. (pl. baràke) baracca, fig. baraonda, festa, bisboccia, persona poco affidabile. Vìve nte na baràka vivere in una baracca; to bàrba e na baràka tuo zio è un uomo inaffidabile; fèi baràka fare festa.

 

barakàda sf. (pl barakàde) gozzoviglia, baldoria. Ka e sènpre barakàde qui si fa sempre festa; ki dói fa òñi sàbo na barakàda quei due ogni sabato fanno baldoria.

 

barakàn sm. (inv.) stoffa di lana mista a canapa. Voce di origine araba, importata tardi. Stoffa grezza di lana e canapa, fatta in casa, usata per confezionare gonne e calzoni. Fèite na karpéta de barakàn fatti una gonna di stoffa grezza.

 

barakìn sm. (inv.) chiosco, arnese per sollevare pesi. L a avù l parméso par béte su n barakìn ha preso la licenza per installare un chiosco; tòle l barakìn se te vós aužà sto sàko usa il martinetto se vuoi alzare questo sacco (v. àrgin, bìnda).

 

barakón sm. (pl. barakói) baracca malandata, baracca grande, fig. confusionario, voltagabbana, persona non di parola. To kuñòu e n barakón tuo cognato è un uomo poco affidabile.

 

baramìna sm. (pl. baramìne) barra di ferro da mine. Sbarra di ferro appuntita adoperata per fare i fori nella roccia dove viene collocata la dinamite. Tòni teñìa la baramìna e Bèpi ko la màža batèa dó Antonio teneva la sbarra mentre Giuseppe con la mazza batteva; fig. l a la baramìna non ha voglia di lavorare, è un soggetto passivo.

 

barančèra sf. (pl. barančère) versante coperto da pino mugo, quindi intricato e difficilmente percorribile. Da kuàn ke no e pì n grùmo de vàče, su pa la Mónte e dùta na barančèra ke se tién da quando ci sono poche mucche, a Pian dei buoi il pascolo si è coperto di mughi.

 

barànčo sm. (pl. barànče) pino mugo (bot. Pinus mugo). Conifera non arborea che si insedia alle altitudini più elevate. Questa pianta è destinata a morire se rimane all'ombra delle cime più alte di altri alberi, perciò cresce bene solo al di sopra del livello degli alberi o dove il bosco è rado e c'è molta luce. Le léñe de barànčo fa póčo čàudo e n grùmo de mo la legna di mugo scalda poco e fa molto fumo.

 

baratà vb. trans. (baratéo; baratèo; baratòu) barattare, scambiare. Baratà patàte scambiarsi tipo di patate; loc. baratà dóe paròle scambiar quattro chiacchiere; son dù do par Fórni e èi baratòu doe patàte ko i pére de i luóre sono andato a Forni e ho scambiato le patate con le pere che producono loro. Le pere di Forni di Sopra, piccole e scure, non si trovavano a Lozzo e solitamente venivano barattate con patate.

 

baratàda sf. (pl. baratàde) baratto, scambio. Ste ròbe e dùte baratàde queste sono tutte cose ottenute per scambio.

 

bàrba sm. (pl. bàrbe) zio. Il termine designa lo zio, ma indica genericamente anche un parente lontano o un amico di famiglia anziano.

 

bàrba sf. (pl. bàrbe) barba. Fèise la bàrba radersi; vàrda ke le čàure a la bàrba e le féde nò fai attenzione che le capre hanno la barba, le pecore invece no.

 

bàrba de čàura sf. (inv.) erba detta barba di capra (bot. Actaea spicata) e barba di S. Cristoforo.

 

barbağìğo sm. (pl. barbağiğe) arachide. Ke bói ke e sti barbağìğe come sono buoni queste arachidi (v. bağìğo).

 

barbakàn sm. (inv.) barbacane. Struttura di rinforzo, pilastro in muratura o cemento per sostenere strade o fabbricati; stranamente il termine arabo da cui proviene è usato per indicare canali.

 

barbotà vb. trans. intr. (barbotéo; barbotèo; barbotóu) borbottare, mugugnare. Ma kè àsto da barbotà? ma cosa c'è da mugugnare?

 

barbotón agg. (pl. barbotói, f. barbotóna, pl. barbotóne) brontolone, balbuziente. L e n tin na barbotóna è leggermente balbuziente, è un po' brontolona.

 

barbužàl sm. (pl. barbužài) muso delle bestie, fig. mento degli uomini. Vàrda ke te as l barbužàl dùto ontižòu guarda che hai tutto il mento unto.

 

bardàsa sf. (pl. bardàse) donnaccia. Te ses pròpio na bardàsa sei davvero una donnaccia, una malalingua, espressione riferita alle donne.

 

bardèla sf. (pl. bardèle) bargiglio. Le bardèle del ğàl i bargigli del gallo.

 

barèla sf. (pl. barèle) carriola, fig. banderuola. Menà fòra gràsa ko la barèla portare il letame fuori dalla stalla con la carriola; to mesiér e stòu ànke sta òta na barèla tuo suocero si è comportato anche questa volta come una banderuola; loc. fèi la barèla non mantenere la promessa.

 

barelón sm. (pl. barelói) banderuola, voltagabbana, persona poco seria. To fiól e n barelón, n dì l dis e darindomàn al disdìs tuo figlio è una banderuola, oggi dice una cosa e domani ne dice un'altra (v. barèla).

 

baréta sf. (pl. baréte) berretto. Añó àsto konpròu sta bèla baréta? dove hai comperato questo bel berretto?; te ses na baréta frakàda sei un tipaccio; loc. mùśo dùro e baréta frakàda fare le cose a muso duro senza riguardi per nessuno.

 

baretìn sm. (inv.) berrettino da bambini. Te as pròpio n bèl baretìn hai davvero un bel berrettino.

 

bargése sf. (solo pl.) pantaloni. Te as n bèl pèi de bargése hai davvero dei bei pantaloni (v. bragése).

 

bargesón agg. (pl. bargesói, f. bargesóna, pl. bargesóne) sciatto, trasandato, presuntuoso. To nèža l e pròpio na bargesóna tua nipote è proprio trasandata.

 

barì sm. (pl. barìi) barile. N barì de vìn un barile di vino; dim. barilùto.

 

barìntole sf. (solo pl.) faccende, vicende. Vàrda de no bétete nte dùte le barìntole cerca di non farti coinvolgere in tutte le vicende.

 

barìža sf. (pl. barìže) botticella di legno per l'acqua, fig. pancia. Recipiente di varie dimensioni, normalmente piccolo, veniva portato a mano e si adoperava per attingere l'acqua quando si era in montagna per la fienagione. Sta barìža e skardelìda, biśòña bétela nte l àga parkè la se stónfe questa botticella perde acqua attraverso le doghe, bisogna metterla in acqua perché le doghe si gonfino e combacino bene; ke barìža ke te as che pancione hai.

 

Barìža sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

bàrko sm. (pl. bàrke) fienile di montagna. Termine ormai caduto in disuso e sostituito dal più comune tabià.

 

barkón sm. (pl. barkói) balcone, davanzale. Al barkón de la fenèstra il davanzale della finestra, la parte esterna del davanzale (v. bankàl, balkón).

 

Barnabò sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

Bàrneba sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

barò sm. (inv.) rovina, disastro. Dì a barò andare in rovina; a sto mondo se fa presto a dì a barò a questo mondo si fa presto ad andare in rovina; mandà a barò mandare in rovina; e dù dùto a barò è stato un vero disastro, tutto è andato male.

 

barón sm. (pl. barói) monello, discolo. To fiól e màsa n barón, al me a spakòu le làstre de čàśa ko la fiónda tuo figlio è troppo monello, mi ha rotto i vetri con la fionda.

 

baronàda sf. (pl. baronàde) monelleria, bricconeria. To fiól e sólo bón de i baronàde tuo figlio è capace di fare solo monellerie.

 

baròto sm. (pl. baròte) diavolo, demonio. Se no te stas bón, čàmo l baròto se non stai buono chiamo il diavolo.


baròto sm. (pl. baròte) ciuffo di foglie di pannocchia rimasto dal kavalòto quando vengono tolte le pannocchie. Desi i baròte de le foiòle e ğénpe l paión disfa i cartocci di foglie di pannocchia e mettili nel saccone (v. kavalòto).

 

Bartolamìo sm. (nome) Bartolomeo. Prov. da San Bartolamìo le žìrie va kon Dio a S. Bartolomeo (24 agosto) le rondini ormai se ne vanno; se pióve l dì de San Bartolamìo, dùto l autóno i va drìo se piove il giorno di San Bartolomeo, anche il resto dell'autunno sarà piovoso.

 

Bartòldo sm. (nome) Bertoldo, fig. monello, stupido. Loc. te fas ùna pì de Bartòldo ne combini una più di Bertoldo; Bartòldo ke no te ses àutro povero sciocco; rimane famoso il racconto del Croce che raccoglie una serie di aneddoti attribuiti a Bertoldo. Anche in Cadore si attribuisce al personaggio lo stesso buon senso semplicione.

 

barùfa sf. (pl. barùfe) baruffa, lite. To neódo tàka sènpre barùfa tuo nipote è un attaccabriga; i barùfa far baruffa, litigare.

 

barufà, barufàse vb. intr. rifl. (baruféo; barufèo; barufòu) baruffare, attaccare lite. Parkè baruféesto sènpre? perché attacchi sempre lite?; èi barufòu ko la nène ho bisticciato con la zia; no staśé barufàve non litigate, state buoni (v. śbarufà).

 

barufànte agg. (inv.) litigioso, scontroso. Ma ke barufànte ke te ses ma come sei litigioso.

 

bàs agg. (pl. bàs, f. bàsa, pl. bàse) basso, piccolo. Son pì bàs de te sono più piccolo di te; bàso kòmodo cesso, gabinetto; vìve do pa le bàse vivere in pianura.

 

bàs avv. basso. Ka dó bàs e pì frédo qui per terra è più freddo; vien dó bàs scendi a terra; ka dó a bàs al piano di sotto.

 

baśalìsko sm. (inv.) faccia tosta, faccia irosa, bambino molto vivace. Il basilisco è un animale fantastico, un rettile terribile dall'aspetto di un grosso ramarro, capace di uccidere con un'occhiata. Non ne rimane esempio nei racconti popolari, solo la traccia nella figura della faccia adirata che ti può fulminare con lo sguardo. Mùśo da baśalìsko muso da basilisco, faccia tosta; loc. al sàuta su kóme n baśalìsko ha degli scatti d'ira spropositati.

 

bàskula sf. (pl. bàskule) bilancia, basculla. Okóre la bàskula par peśà kél sàko c'è bisogno della basculla per pesare quel sacco.

 

basón sm. (pl. basói) contrabbasso. Ènči sa sonà l basón e ànke l fòl Lorenzo sa suonare il contrabbasso e anche la fisarmonica.

 

bastà vb. intr. (bàsto; bastèo; bastòu) bastare, essere sufficiente. Sta polènta a da bastà questa polenta dev'essere sufficiente; bàsta sólo ke no l pióve, bàsta nòme ke no l pióve basta solo che non piova.

 

bastardà vb. trans. (bastardéo; bastardèo; bastardòu) mescolare i caratteri, fig. perdere purezza, deviare, tralignare. Ñànke tu no te bastardée ràža neanche tu nascondi le tue origini, è evidente la somiglianza con i tuoi parenti.

 

bastardarìa sf. (pl. bastardarìe) ragazzaglia, gruppo di monellacci. Pàra via sta bastardarìa caccia via questi monellacci.

 

bastàrdo agg. (pl. bastàrde, f. bastàrda) bastardo, monellaccio. Te ses pròpio n bastàrdo sei davvero un monellaccio.

 

Bastiàn sm. (nome) Sebastiano, San Sebastiano. Prov. San Bastiàn da la gràn fredùra, San Laurènžo da la gràn kalùra, l un e l àutro póko i dùra S. Sebastiano del gran freddo, San Lorenzo del gran caldo, durano poco, infatti né l'uno né l'altro durano molto; prov. San Bastiàn ko la viòla n màn a S. Sebastiano (20 gennaio) spuntano i primi anemoni; loc. Bastiàn kontràrio persona che va sempre controcorrente.

 

bastianàžo agg. (pl. bastianàže, f. bastianàža) pesante, difficile da rimuovere, omone, fig cocciuto. To pàre e pròpio n bastianàžo tuo padre è proprio un omone.

 

bastìn sm. (inv.) sostegni, puntelli, travetti. Si tratta dei sostegni che tengon saldi i pali verticali, i bailói, della rìśina. Ki dói pežuós i me va pròpio polìto par fèi i bastìn quei due abeti sono proprio adatti per fare i puntelli sui lati della rìśina. Viene chiamato così anche il sostegno usato dai militari che serviva per caricare sulla schiena armi di media dimensione o pesi di una certa consistenza .

 

bàsto sm. (pl. bàste) basto delle bestie da soma. Fig. béte l bàsto far rigare dritto qualcuno.

 

bastón sm. (pl. bastói) bastone. Dorà l bastón adoperare il bastone, comportarsi severamente con i figli (v. pistòk).

 

batadói sm. (inv.) correggiato. Attrezzo impiegato per battere l'orzo e i fagioli secchi; è formato da un bastone lungo quanto un manico di scopa, alla cui estremità è legato ad una funicella un altro pezzo di legno lungo almeno 30 cm Si battono i fasci di orzo posti a terra facendo saltare il battacchio con un movimento circolare: in una mano si tiene l'estremità del bastone lungo, con l'altra si fa compiere all'altra estremità dei piccoli cerchi e di conseguenza il legno legato alla fine salta e sbatacchia con un rumore caratteristico. In autunno si sentiva in giro per i tabià il suono ritmico del batadói delle donne che battevano l'orzo. Tòle su l batadói e va a bate i faśuói prendi il correggiato e va a sgranare i fagioli (v. madèrla, žàruol).

 

batadóire sf. (inv.) martello e piccola incudine usati per rifare il filo alla falce. Era una vera arte saper adoperare bene questi attrezzi, perché battere troppo forte voleva dire dentellare il filo della falce e quindi rovinarla, battere troppo poco equivaleva invece a lasciare il filo grosso per cui la falce non tagliava più. Bisognava anche usare molta attenzione a non strinfà cioè a non dare una martellata falsa perché toglieva consistenza alla parte della falce colpita. Stasiéra biśòña parečà la fàu e le batadóire parkè domàn bonóra èi da di a seà stasera bisogna preparare la falce, il martello e l'incudine perché domani mattina presto devo andare a falciare l'erba (v. martèl, nkùdin).

 

batadùra sf. (pl. batadùre) la parte stretta della falce che risulta dall'operazione della batadùra.

 

batarèla sf. (pl. batarèle) chiaccherona. Te ses la sòlita batarèla sei la solita chiaccherona.

 

batarìa sf. (pl. batarìe) accozzaglia di oggetti, di persone, cianfrusaglie da buttare. L e ruòu ko na batarìa de tośàte è arrivato con molti ragazzini; la čàneva e piéna de batarìe la cantina è piena di cianfrusaglie; kéla tóśa e na batarìa quella ragazza vale poco.

 

bàte, bàtese vb. trans. e rifl. (bàto; batèo; batù, batésto) battere, percuotere, sragionare. Bàte la fàu affilare la falce; bàte i faśuói kol batadói battere i fagioli, sgranarli col correggiato; bàte bròče tremare dal freddo; loc. bàte l màto fare i capricci; loc. bàte kói fare il muso, essere imbronciato; bàte i kuèrče, bàte i kuàrte comportarsi da matti; bàte l fànte giocare a carte; ki tośàte se a batù polìto quei ragazzi se le son date di santa ragione.

 

batebùi sm. (inv.) trambusto. Kè élo dùto sto batebùi? ma che cos'è mai tutto questo trambusto?

 

batedà vb. trans. (batedéo; batedèo; batedòu) battezzare, fig. bastonare, annacquare. Kuàn batedéesto to neódo? quando ci sarà il battesimo di tuo nipote?; se no te stas kiéto te batedéo n òta par sènpre se non stai calmo ti meno una volta per tutte; késto e vìn batedòu questo è vino annacquato.

 

batèkola sf. (pl. batèkole) batticuore, ansia. Sta ko la batèkola stare in ansia; avé la batèkola avere il batticuore (v. batekuór).

 

batekuór sm. (inv.) batticuore. Siénte ke batekuór senti che batticuore; bàsta póčo e i vién derèto l batekuór basta poco perché gli venga il batticuore; oiùto fiól mè, tu te me fararàs morì de batekuór figlio mio, tu mi farari morire di batticuore (v. batèkola).

 

batèl sm. (pl. batiéi) chiavistello, salita, erta. Tìra kél batèl tira quel chiavistello; se sùda su pa sto batèl si suda a salire questa erta; prov. òñi pòrta a l sò batèl e òñi čàśa a l sò bordèl ogni cosa presenta le sue difficoltà.

 

batèla sf. (pl. batèle) patta dei pantaloni, fig. persona povera di spirito.

 

bateliéte sm. (inv.) materassaio. Al liéto e dùro, okóre pròpio ke čàme l bateliéte il letto è duro bisogna proprio che chiami il materassaio.

 

batestìn agg. (pl. batestìne, f. batestìna) lunatico. L òn de Kekùta e pròpio n batestìn il marito di Franceschina è davvero lunatico.

 

batestinà vb. intr. (batestinéo; batestinèo; batestinòu) far capricci, esser scontroso, lunatico. Òñi lùne l batestinéa il lunedì è sempre scontroso.

 

batìdo sm. (pl. batìde) battesimo, fonte battesimale. Prov. daspò l batìdo dùte volaràe èse sàntoi dopo il battesimo tutti vorrebbero essere padrini; e bèl véde i batìde de adès è bello vedere le cerimonie di battesimo di oggi.

 

batočà vb. intr. (batočéo; batočèo; batočòu) chiaccherare, blaterare. Kéla là no sa fèi àutro ke batočà quella lì non sa far altro che chiaccherare (v. badasčà, batolà).

 

batòčo, batòkol sm. (pl. batòče, batòkoi) battaglio della campana, fig. uomo sgraziato, mal fatto. Se a spakòu l batòkol de la čanpàna si è rotto il battaglio della campana; vàrda ke batòkol de òn guarda che uomo sgraziato.

 

batočón sm. (pl. batočói) chiaccherone. Te sés n batočón sei un chiaccherone.

 

batòkol sm. (solo sing.) fortuna. A l a vu l batòkol kuàn ke i a fàto fòra la ròba de so màre ha avuto fortuna quando han diviso l'eredità di sua madre.

 

bàtol sm. (pl. batòi) piccola polenta. Fèise n bàtol de polènta farsi un po' di polenta; e medodì: béte su l kalierìn e fèi n bàtol è mezzogiorno, metti il paiolo sul fuoco e fai una piccola polenta.

 

bàtola sf. (pl. bàtole) raganella. La raganella è usata durante la Settimana Santa al posto delle campane. Sòna la bàtola parkè e óra de mésa suona la raganella perché è l'ora delle funzioni; n portesión de Vèndre Sànto i dóvin sonèa le bàtole durante la processione del Venerdì Santo i ragazzi suonavano le raganelle (v. ràkola, redéśena).

 

bàtola sf. (pl. bàtole) facilità di parola, parlantina. L a na bàtola ke no te dìgo ha una parlantina che non ti dico; adès ànke to màre a betù a di la bàtola anche tua madre adesso ha tirato fuori la sua parlantina.

 

batolà vb. intr. (batoléo; batolèo; batolòu) chiacchierare, blaterare. Ntànto Mésa, kéle dóe no le a fàto àutro ke batolà durante la Messa quelle due non hanno fatto altro che chiaccherare (v. batočà, torokà).

 

batolón agg. (pl. batolói, f. batolóna, pl. batolóne) chiaccherone. Kamìna mò, batolón ke no te ses àutro vattene, chiaccherone che non sei altro.

 

batùda sf. (pl. batùde) bastonata, colpo, parte dello stipite o della soglia su cui si arresta il battente. Te dào na batùda ti do una bastonata; biśòña tirà a lo la batùda se nò la fenèstra no la se sèra bisogna limare lo stipite, altrimenti la finestra non si chiude bene.

 

batufà, batufàse vb. trans. e rifl. (batuféo; batufèo; batufòu) picchiare, battere, picchiarsi. La màre me a batufòu la mamma mi ha picchiato; ki dói se a batufòu quei due si sono picchiati (v. patufà).

 

bàu escl. bau. Loc. fèi bàu tacere, stare zitti; fèi bàu e fila via taci e vattene via.

 

baùko agg. (pl. baùke, f. baùka) stupido. Ka se dùte baùke qui siete tutti stupidi (v. nbarkà baùke).

 

baùl sm. (pl. baùi) baule. E ruòu l baùl del nòno da l Amèrika è arrivato il baule del nonno dall'America; l e gràn e gròs kóme n baùl è grande e grosso come un baule; l a l baùl è incinta (v. bànko).

bauśìa sf. (pl. bauśìe) truciolo di legno piallato. Nvidà l fuóu ko le bauśìe accendere il fuoco con i trucioli.

 

bauśìa sf. (pl. bauśìe) bugia. Te dis sènpre bauśìe dici sempre bugie; te ses npastòu nte le bauśìe sei un bugiardo matricolato; prov. val pì na bauśìa bén dita, ke žènto verità fa più effetto una bugia ben detta che cento verità.

 

bauśièi agg. (pl. bauśièi, f. bauśièra, pl. bauśière) bugiardo. To nène e na bauśièra tua zia è una donna bugiarda; prov. al bauśièi no se kréde ñànke se l dis la verità a un bugiardo non si crede neppure se dice il vero; prov. al bauśièi skóñe avé bòna memòria chi è bugiardo deve avere buona memoria per non contraddirsi.

 

bàva sf. (solo sing.) vento, filo di vento. Loc. na bàva de ària un filo d'aria; dim. baveśèla, molto usato nella loc. siénte ke baveśèla senti che venticello fresco.

 

bavaruó, bavarìn sm. (inv.) bavagliolo. Se no te i béte su l bavaruó l se śbaéa dapardùto se non gli metti il bavagliolo si bagna tutto.

 

bažilà vb. intr. (bažiléo; bažilèo; bažilòu) sragionare, delirare, avere paura, darsi da fare. Skomìnžiesto bèlo a bažilà? cominci già a sragionare?; to bàrba no se bažiléa de nisùn tuo zio non ha timore di nessuno; no sta bažilàte non dare importanza; kuànto ke l bažìla davòi kel fiól quanto si dà da fare per quel figlio.

 

bažìn sm. (inv.) bacinella per lavare la biancheria minuta e per lavarsi. Ğénpe l bažìn de àga čàuda e làvete polìto le réğe e l kòl riempi la bacinella di acqua calda e lavati bene orecchie e collo.

 

beàto agg. (pl. beàte, f. beàta) beato, felice, tranquillo. Al tùto l dòrme beàto il piccolo dorme tranquillamente; prov. beàte i ùltime se i prìme a kreànža gli ultimi sono beati quando i primi non hanno approfittato.

 

bedèržo sm. (inv.) confusione, disordine. Su nte tabià i a lasòu dùto n bedèržo su nel fienile han lasciato tutto in disordine.

 

Bedìn sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

bedói sm. (inv.) betulla (bot. Betula alba).

 

befèl sm. (inv.) ordine, comando, predicozzo. Dal tedesco “Befehl”, ordine, comando; te sientaràs ke befèl sentirai che predicozzo.

 

begàr agg. (inv.) forca. Detto di un pezzo di legno a forma di forca a due punte o di due valli che formano una y quando si intersecano.

 

begàr sm. (inv.) urlo. Kuàn ke l a vedù la bìsa l a tiròu fòra n begàr quando ha avvistato la vipera ha lanciato un urlo.

 

begarà vb. intr. (begaréo; begarèo; begaròu) belare sofferto delle greggi, fig. gridare, sbraitare. La féda a begaròu asèi la pecora ha belato a lungo; siénte kéla féda kóme ke begaréa senti come bela quella pecora, le hanno tolto l'agnello; kél vèčo begaréa par nùia quel vecchio sbraita per un nonnulla (v. śbegarà).

 

begaràda sf. (pl. begaràde) belato doloroso, urlo. Dài dóe begaràde e te vedaràs ke to fiól rùa apède alòlo dagli un' urlata e vedrai che tuo figlio arriva subito.

 

begaròla sf. (pl. begaròle) civetta, gufo, allocco, uccello dal verso lamentoso. Il termine si riferisce indifferentemente alla civetta o al gufo. Kuàn ke la begaròla begaréa de nuóte, dùte a paùra quando la civetta canta di notte, fa venir paura a chiunque.

 

begarón, śbegarón agg. (pl. begarói, f. begaróna, pl. begaróne) individuo sguaiato. Siénte n tin ke ràža de begarón ma senti che sguaiato.

 

begužèra sf. (pl. begužère) strada stretta o gola nel bosco, tipicamente quella impiegata per il trasporto del legname. Loc. su e do pa le begužère su e giù per i sentieri, o anche, andare avanti e indietro inutilmente; loc. sìkut èra nte begužèra gira e rigira, siamo sempre allo stesso punto (v. bigožèra, bigòža).

 

bekà vb. trans. (bèko; bekèo; bekòu) beccare, pungere, pizzicare, fig. sorprendere. Na vèspa a bekòu to nòno la vespa ha punto tuo nonno; kéla pìta bèka su le frégole de pàn quella gallina becca le briciole di pane; siénte kóme ke le bèka ste autrìe senti come pungono queste ortiche; bekà sul fàto sorprendere qualcuno in fallo.

 

bekàda sf. (pl. bekàde) puntura, orticata. Késta e na bekàda de pùlis questa è una puntura di pulce; sta tènti de no čapàte na bekàda da na bìsa sta attento che non ti morsichi una vipera (v. bekón).

 

bèkalén sm. (inv.) rampichino (zool. Certhia familiaris, rampichino alpestre). Siénte, siénte késto e žènžàutro n bèkalén senti come il rampichino becca sull'abete (v. pigòto).

 

bèkamòrte sm. (inv.) becchino. Termine spregiativo di bekìn; te ses pròprio n bèkamòrte sei un personaggio lugubre (v. bekìn).

 

bekarìa sf. (pl. bekarìe) macelleria. Fèi bekarìa fare le salsicce; prov. nte bekarìa e pì kàrne de vedèl ke de vàča in guerra sono i giovani che inevitabilmente perdono la vita; prov. kuàn ke e kàrne n bekarìa, bonóra o tàrde la va vìa quando qualcuno ha delle doti, presto o tardi troverà chi se ne accorge e le valorizza; bekarìa de stràda detto di strada ripida e stretta; a di su n Val dàpo la Manadóira la stràda e na bekarìa andando su a Val, dopo la Manadóira, la strada è assai ripida e stretta.

 

bekèr sm. (inv.) macellaio. I suói a sènpre fàto l bekèr nella sua famiglia sono macellai per tradizione.

 

bekìn sm. (inv.) becchino.

 

bekìna sf. (pl. bekìne) slitta corta e robusta. Questo tipo di slitta viene usato per trasportare legname o altro materiale molto pesante.

 

bèko sm. (pl. bèke) becco, bocca, angolo del fazzoletto, punta del colletto della camicia, cocca, angolo del lenzuolo usato per portare il fieno. Al mèrlo a l bèko dal il merlo ha il becco giallo; nétete l bèko pulisciti la bocca; sèra l bèko chiudi la bocca; al bèko del fažoléto, del garmàl la cocca del fazzoletto, del grembiule; i bèke de la čaméśa e fruàde le punte del colletto della camicia sono consunte; nte kél bèko de čànpo betarèi do faśuói in quell'angolo del campo seminerò fagioli; fèi l bèko mostrarsi permaloso, tenere il muso duro; león i bèke del lenžuó de sčòra leghiamo gli angoli del lenzuolo di iuta; no vèrde bèko non aprir bocca, rimanere zitto; loc. domandà n bèko chiedere un angolino per dormire sul fieno del tabià in montagna durante il periodo dello sfalcio; loc. dì a bèke espressione usata per chiedere a una ragazza da marito, durante la fienagione, in montagna, il permesso di dormire a fianco a lei sul lenzuolo da fieno; si tratta in sostanza di un'espressione eufemistica e dì a bèke voleva dire in realtà andare dopo cena a corteggiare una ragazza.

 

béko sm. (pl. béke) caprone, becco, maschio della capra (zool. Capra hircus), fig. sfortunato. E ruòu davežìn l béko: siénte ke pùža si è avvicinato un caprone, senti come puzza; te ses sènpre stòu n béko sei sempre stato sfortunato; dùro kóme n béko testardo come un caprone, cibo duro da masticare (v. kòčo).

 

bèkofriśón sm. (pl. bèkofriśói) beccofrusone (zool. Ampelis garrulus).

 

bekolà, sbekotà vb. trans. (bekoléo; bekolèo bekolòu) becchettare, mangiucchiare. Al lugerìn bekoléa dùto kél ke te i das il lucherino mangia tutto quello che gli si dà; te bekolée kóme n auželùto mangiucchi come un uccellino.

 

bèkola sf. (pl. bèkole) pezzettino, ritaglio. Dàme na bèkola de formài dammi un pezzettino di formaggio (v. žékola, frégola).

 

bekón sm. (pl. bekói) puntura d'insetto, morso di vipera. Son dù a seà e èi čapòu n grùmo de bekói sono andato a falciare e mi son preso tante punture (v. bekàda).

 

bèkostòrto sm. (pl. bèkostòrte) crociere, becco in croce (zool. Loxia curvirostra). Uccello con le punte del becco incrociate, dalle penne rossastre, maschio (bèkostòrto rós) o color giallastro, femmina (bèkostòrto dal).

 

bèl agg. (pl. biéi, f. bèla, pl. bèle) bello. N bèl vestì un bel vestito; fèise n bèl farsi bello, mettersi in mostra; loc. a la bèla prìma all'inizio; fèi l bèlo vantarsi, pavoneggiarsi, trattar bene; loc. l a skominžiòu a fèime le bèle e le belìne ha cominciato a farmi un sacco di cerimonie, ad adularmi per ottenere qualcosa, modo adulatorio di corteggiare una ragazza; prov. de nuóte dùto e bèl di notte tutto è bello; no e bèl kél ke e bèl, ma e bèl kél ke piàśe non è bello ciò che è bello, ma ciò che piace; dì ko le bèle e le bòne agire in modo cauto e astuto. Molte volte bèl può avere un significato esattamente contrario; me e kapitòu na bèla deśgràžia mi è capitata una terribile disgrazia (v. bón).

 

Bèla sf. (nome) ipoc. di Isabella.

 

beléto sm. (pl. beléte) belletto, rossetto. Žènža beléto te ses pì bèla senza trucchi sei più bella; l e vèča, ma la se béte nkóra l beléto su pal mùśo è vecchia, ma si trucca ancora il viso.

 

beléža sf. (pl. beléže) bellezza. Te ses na beléža de tośàta sei proprio una bella bambina; loc. ko sto sarén e na beléža con questo bel tempo si sta veramente bene.

 

beliéto, belğéto sm. (pl. beliéte) biglietto. No se pàsa žènža beliéto non si entra senza biglietto; tirà l beliéto comperare il biglietto di ingresso.

 

bèlo avv. già. Èi bèlo fàto dùto ho già fatto tutto; e bèlo óra de disnà è già ora di pranzare.

 

belòle agg. (inv.) poveretto, tonto. E la tèrža òta ke te dìgo kóme ke te as da fèi e no te as nkóra kapìu, te ses pròpio n belòle è la terza volta che ti ripeto come devi fare e ancora non hai capto, sei proprio tonto.

 

bén sm. (inv.) bene, affetto, amore. Te vói n grùmo de bén ti voglio tanto bene; de n bén o de n màl e dùto a pósto in ogni caso ho sistemato tutto; fèi del bén e deśmenteàse fare del bene e dimenticarsene; loc. volé n bén de vìta voler molto bene; loc. volé bén dùto ntórno l kòl odiare una persona.

 

bén avv. bene. Dùto va bén nte čàśa tutto va bene in casa; bén fàta ti sta bene; bén kažàda te lo sei meritato; fèi bén agire onestamente; o bén tu o bén to fardèl tu oppure tuo fratello; loc. a bén pò, késta da ti no me la spietèo questa, da te non me l'aspettavo; no stào bén sono indisposto; prov. présto e bén no se konvién presto e bene non avviene.

 

bén ke, benkè cong. benché, sebbene. Se bén ke te sés trìsto, ió te vói bén distéso sebbene tu sei cattivo, ti voglio ugualmente bene.

 

Bènči sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

benedéto agg. (pl. benedéte, f. benedéta) benedetto. Aulìvo benedéto, àga benedéta olivo benedetto, acqua benedetta; benedéte śbòger, konbiné sènpre àlgo benedetti ragazzi, ne combinate sempre una.

 

benedì vb. trans. (benedìso; benedìo; benedìu) benedire, allungare. Al di daspò Pàska l prèe vién a benedì il giorno dopo Pasqua il prete passa a benedire le case; sto vìn e benedìu questo vino è stato allungato; no te benedisarèi mài asèi par kél ke te as fàto pa i me fiói non ti benedirò mai abbastanza per quello che hai fatto per i miei figli; loc. dì a fèise benedì andare a farsi benedire, andare in malora, andare a quel paese.

 

benedižión sf. (inv.) benedizione. Čàpete na benedižión, ke te as debeśuói fatti benedire, mettiti a posto la coscienza perché ne hai bisogno.

 

Benéto sm. (nome) soprannome di famiglia e ipoc. di Benedetto.

 

beniamìn agg. (pl. beniamìni, f. beniamìna) prediletto. L e l mè beniamìn è il mio prediletto.

 

Beniamìn sm. (nome) Beniamino.

 

benvolé vb. trans. (benvoléo; benvolèo; benvolésto, benvolù) benvolere, amare. Il verbo viene usato solo al participio passato e all'infinito. Al se fa benvolé si fa benvolere.

 

benvolésto, benvolù agg. (pl. benvoléste, benvolùde; f. benvolésta, benvolùda) benvoluto, amato. Participio passato di un disusato benvolé, benvolere. Son sènpre stòu benvolésto nte čàśa del bàrba in casa di mio zio son sempre stato bene accetto.

 

Bèo sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

Bèpo, Bèpi sm. (nome) ipoc. di Giuseppe. Dim. Bépìno, Bépùto talvolta i diminutivi venivano dati per distinguere i giovani dai più vecchi o chi aveva il fisico più fragile rispetto a chi era più grande e forte.

 

Bergamàske sm. (solo pl.) Bergamaschi. Erano gli ambulanti provenienti dalle valli bergamasche che parlavano un dialetto difficile da comprendere, giravano per i paesi e vendevano telerie per lenzuola e biancheria. Stasiéra e n piàža i Bergamàske: te vedaràs kuànta bèla ròba ke i vénde e ke bói ke e i prèžie stasera in piazza ci sono i bergamaschi: vedrai quanta bella roba vendono e quanto sono convenienti i prezzi; kapì l bergamàsko capire l'antifona, capire quello che uno vuol dire; loc. véñesto da le valàde de Bèrgamo? fai finta di non capire?

 

Bernardìn sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

bersaliér agg. (pl. bersaliéri, f. bersaliéra, pl. bersaliére) bersagliere, energico, veloce. Kuàn ke la laóra, l e na bersaliéra quando lavora è rapida ed energica.

 

bersaliéra sf. (inv.) diarrea. Avé la bersaliéra avere la diarrea; l a čapòu frédo e l a la bersaliéra ha preso freddo e gli è venuta la diarrea.

 

bersò sm. (inv.) pergolato, capanna, gazebo. Struttura d'uso recente che si trova solo nelle abitazioni signorili, dal francese “berceau”, usato nell'Italia sett. e in Toscana. Na òta sólo i siór dei sióre avèa l bersò un tempo solo le famiglie molto ricche potevano avere un pergolato.

 

Bèrto sm. (nome) ipoc. di Alberto, Roberto o Umberto.

 

bèsi sm. (solo pl.) soldi. Loc. fèi i bèsi fare molti soldi, arricchirsi; avé i bèsi avere molti soldi.

 

beśòdio agg. (pl. beśòdie, f. beśòdia) sciocco. To fiól e pròpio n beśòdio tuo figlio è davvero uno sciocchino.

 

bèstia sf. (pl. bèstie) bestia, per antonomasia vacca. Te as na bèla bèstia possiedi un bell'animale (vacca/cavallo); kuànte bèstie éle dùde a Mónte stan? quante vacche son state portate al pascolo a Pian dei Buoi quest'anno?; kuànte bèstie élo stòu monteòu stan? quante vacche son state portate in casera a Pian dei Buoi quest'anno?; laurà kóme na bèstia lavorare come una bestia; loc. koñóse la bèstia conoscere il carattere di una persona.

 

beśùko agg. (pl. beśùke, f. beśùka) stupido, sciocco. Kél là e sènpre stòu n beśùko quello è sempre stato sciocco; dim. beśukèl stupidino, sciocchino.

 

beśuói, biśuói sm. (inv.) bisogno. Fèi i suoi beśuói defecare, andare di corpo. Attenzione, avere bisogno di, viene detto avé debeśuói; a sto móndo se a sènpre debeśuói de dùte a questo mondo si ha sempre bisogno di tutti (v. debeśuói).

 

bèt sm. (inv.) pettirosso (zool. Erithacus rubecola), (v. petorós).

 

Bèta sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

Bèta sf. (nome) ipoc. di Elisabetta. Loc. sióra Bèta da la lénga sčéta donna che non ha peli sulla lingua.

 

béte vb. trans. (béto; betèo; betù, betésto) mettere, collocare, posare, seminare. Béte do kéla ròba metti giù quella roba; béte fòra la ròba lavàda stendere la biancheria lavata; béte vìa i lenžuós riporre le lenzuola; béte a skònde nascondere; béte apède risparmiare, accumulare; béte vìa seppellire; béte nòme scegliere il nome del proprio figlio per il battesimo; béte sóte kòka far covare; béte ìnte mettere dentro; béte de ìnte imprigionare; béte su botéga aprire una attività; loc. béte su na tóśa corteggiare, illudere una ragazza; béte su pànža ingrassare; béte dó pànža dimagrire; béte dó na uśànža abbandonare una consuetudine; loc. al ne béte via dùte vivrà a lungo, è più sano di noi; loc. bételi via dùte accumulare il più possibile; késta me la èi betùda via questa me la sono del tutto dimenticata; béte vìa de sóte nascondere; béte da bànda mettere da parte; béte su ràśa applicare della resina di abete o di larice per decongestionare le contusioni e le lussazioni; béte dó patàte seminare patate; bétese su illudersi; vósto béte la me vàča! vuoi mettere la mia mucca quanto latte mi dà !

 

betònega sf. (pl. betònege) betonica, pianta medicinale (bot. Stachys officinalis, Vettonica).

 

beù agg. (pl. beùde, f. beùda) ubriaco. Sésto bèlo beù? sei già ubriaco? (v. bevù, béve).

 

Beùto sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

béve, bée vb. trans. (bévo; bevèo; bevù, bebù; bevésto, bebésto) bere. Béve kóme na lóa bere smodatamente; questo verbo perde spesso la v tematica e acquista così una seconda forma: bevèo, beèo; bevù, beù; prov. ki ke béve, se béve l ğudìžio chi beve, si beve il senno, chi si ubriaca non ragiona più.

 

beverà vb. trans. (beveréo; beverèo; beveròu) abbeverare. Di a beverà le vàče andare ad abbeverare le bestie o condurle alla fontana a bere.

 

beverìn sm. (inv.) abbeveratoio per uccelli, beverino. Àsto kanbiòu l àga nte l beverìn? hai cambiato l'acqua nel beverino?

 

beverón sm. (pl. beverói) pastone per le mucche e per i maiali, minestra poco densa. Kuóśe l beverón pa l kùčo cuocere il pastone per il maiale; késta no e menèstra, ma beverón de la vàča questa non è minestra ma brodaglia.

 

bevù, beù agg. (pl. bevùde, beùde; f. bevùda, beùda) ubriaco. Te ses bèlo bevù sei già ubriaco (v. béve).

 

bevùda, beùda sf. (pl. bevùde) bevuta, ubriacatura. L ùltima siéra de karnavàl èi fàto pròpio na bevùda de lùso l'ultima sera di carnevale ho preso una solenne ubriacatura.

 

bežedàrio sm. (pl. bežedàrie) abbecedario, notes, cose da ricordare, ramanzina. Tòle su l bežedàrio e tòlete do nòta prendi il notes e prendi nota; kuàn ke te rùe, te liédo su l bežedàrio quando arrivi a casa, ti dirò io quello che ti meriti.

 

biàda, biàa sf. (pl. biàde) biada, cereali in genere, fig. botte (biàa raro). Netà la biàda pulire i cereali; čapà o dà la biàda prendere o dare le botte.

 

biandà, biandàse vb. trans. e rifl. (biàndo, me biàndo; biandèo; biandòu) bagnare, annaffiare, bagnarsi. Biandà la biankarìa inumidire la biancheria; biandà i ğerànie innaffiare i gerani; biandà l pàn nte l vìn intingere il pane nel vino.

 

biandàda sf. (pl. biandàde) bagnata. Èi čapòu na biandàda ke me bàsta par dùto l an mi sono tanto bagnato che mi basta per tutto l'anno (v. arneàda).

 

biàndo sm. (inv.) ammollo. Béte n biàndo mettere in ammollo; stasiéra béto n biàndo i lenžuós e domàn li lavarèi stasera metto a bagno le lenzuola e domani le laverò; béte n biàndo i faśuói mettere a bagno i fagioli secchi, perché si gonfino prima della cottura; te pàrle parkè te as la lénga n biàndo parli troppo, parli a sproposito perché hai la lingua in ammollo.

 

biankarìa sf. (inv.) biancheria. Prov. fiói e biankarìa no e mài de màsa figli e biancheria non sono mai troppi.

 

biankìžo agg. (pl. biankìže, f. biankìža) bianchiccio, bianco - grigio. To pàre l e avànti kói àne e l e davòi veñì biankìžo tuo padre sta invecchiando e diventando bianco di capelli.

 

biànko agg. (pl. biànke, f. biànka) bianco, pallido. Késta biankarìa no e biànka, ma biankìža questa biancheria non è affatto candida; l a čapòu na spaśemàda ke l e deventòu biànko kóme l mùro ha preso tanta paura che è diventato bianco come il muro; dà na màn de biànko imbiancare; te dào na màn de biànko te le dò di santa ragione; l biànko de l vuóu l'albume; l biànko de l ónğa il bianco dell'unghia, la lunetta dell'unghia.

 

Biànko sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

biastéma sf. (pl. biastéme) bestemmia, imprecazione. No le bón de parlà žènža tìrà do biastéme non è capace di parlare senza dire bestemmie; kel tośàto tìra dó biastéme pì grande de lùi quel ragazzo bestemmia in modo disgustoso.

 

biastemà vb. trans. e intr. (biasteméo; biastemèo; biastemòu) bestemmiare, imprecare. Èra kosì skùro ke no se vedèa ñànke a biastemà era così buio che non si vedeva niente; da tànto ke te biastemée te me fas fin fastìde il tuo bestemmiare mi infastidisce; l biasteméa kóme n tùrko bestemmia come un turco; avé l vìžio de biastemà avere il vizio di bestemmiare; biastemà par nùia bestemmiare per niente.

 

biastemós agg. (pl. biastemóśe, f. biastemóśa) bestemmiatore. Ànke tu te ses n biastemós kóme ki àutre anche tu sei un bestemmiatore come gli altri.

 

biàva sf. (pl. biàve) biada, cereali in genere. Son dù a konprà n déi de biàva son andato a comprare una gerla di biada (v. biàda).

 

biavèr sm. (inv.) deposito di granoturco, granaio. Va su nte biavèr e tòle n sàko de sórgo e pòrtelo vìa dài molìn vai nel granaio, prendi un sacco di granoturco e portalo al mulino.

 

Bibiàna, Sànta sf. (nome) Santa Bibiana. Festività del 2 dicembre. Prov. Sànta Bibiàna, trènta di e na stemàna il tempo rimarrà bello oppure brutto per trenta giorni ed una settimana.

 

bičà vb. trans. e intr. (bìčo; bičèo; bičòu) buttare, gettare, produrre. Bičà père buttar sassi; stan a bičòu n grùmo de patàte quest'anno il campo ha prodotto molte patate; bičà su vomitare; bičà fòra versare; bičà fòra la menèstra versare la minestra nel piatto; al ruośèr a bičòu fòra il rosaio ha germogliato; bičà dó l mùro demolire il muro; al bìča dó kóme n sasìn piove a dirotto; la vàča a bičòu la mucca ha abortito; bičà la pèra nte l andèi tirare un sasso sul prato dove si falcia, ovvero richiamare l'attenzione di qualcuno; bičàse dó andare a coricarsi, ma anche abbattersi, buttarsi giù; la se bìča sènpre si rende sempre disponibile; loc. bičà via l pì pal mànko fare uno scambio sfavorevole.

 

bičàda sf. (pl. bičàde) la buttata, prodotto, raccolto. Stan e stòu na bòna bičàda de faśuói il raccolto dei fagioli quest'anno è stato abbondante.

 

bičér sm. (inv.) bicchiere. Késto e n bičér de vìn bón questo è un bicchiere di vino buono; bévete n àutro bičér bevi un altro bicchiere; dim. bičerìn, bicchierino, bévete n àutro bičerìn de sñàpa: la te sčaudarà beviti un altro bicchierino di grappa che ti riscalderà (v. gòto, goteśìn).

 

bičikléta sf. (pl. bičikléte) bicicletta. L e bèlo bón de di n bičikléta è già capace di andare in bicicletta.

 

biéda sf. (pl. biéde) bietola (bot. Beta vulgaris). Kuóśe dóe biéde par konžàle n salàta cuoci un po' di bietole da mangiare in insalata.

 

Bièle, Bièla sm. e sf. (nome) ipoc. di Gabriele e Gabriella.

 

biéstra, viéstra sf. (pl. biéstre) una bracciata di fieno raccolta dal prato e pressata con il rastrello. Più biéstre formavano un fàs. Na biéstra de fién una bracciata di fieno leggermente pressata.

 

bìgol sm. (pl. bìgoi, bìgui) tipo di pasta, pene dei bimbi. Menèstra kói bìgoi minestra con la pasta; fig. menàse l bìgol masturbarsi, oziare.

 

bigòža sf. (pl. bigòže) carrozzino a due ruote. Il termine indica la parte anteriore staccabile del carro, costituita dalle due ruote girevoli collegate da un'asse. La bigòža costituiva un carretto a sè stante sul quale poteva venire applicata una slitta o qualsiasi altro carico. Pòrtete su la bigòža ke la te podarà servì porta con te il carrozzino che potrà esserti utile; se a róto l čòdo e la bigòža e dùda dó par sóte si è rotto il chiodo del mozzo e la bigòža è precipitata lungo la scarpata.

 

bigožèra, bigužèra sf. (pl. bigožère) carrareccia boschiva o montana. Strada agibile solo per traino a due ruote. Sta tènti a di vìa pa la bigužèra fai attenzione lungo la carrareccia del bosco (v. begužèra).

 

bìle sf. (solo sing.) mortificazione, arrabbiatura. È la sofferenza per un torto o per un'umiliazione subita o anche perché le cose non procedono per il verso giusto. Èi na bìle sto soffrendo per un' umiliazione; èi čapòu na bìle nkuói ho preso un'arrabbiatura oggi; son pién de bìle sono pieno di rancore.

 

biliéto sm. (pl. biliéte) biglietto, scontrino, buono. Žènža biliéto no se va ìnte senza biglietto non si entra; ğavà l biliéto prendere un biglietto, sia nel senso di acquistare il biglietto ferroviario, sia nel senso di tirare a sorte un buono.

 

bìna, vìna sf. (pl. bìne, vìne) forma particolare di pane simile alla pagnotta. Èi mañòu na bìna de pàn ho mangiato una bina di pane (v. vìna, pàn).

 

bìnba sf. (pl. bìnbe) capretta di dimensioni un po' maggiori di quelle dell'audòla. Vàrda kóme ke la sàuta kéla bìnba guarda come salta quella capretta (v. audòla).

 

bìnda sf. (pl. bìnde) binda, argano. Biśòña la bìnda parkè l se móve c'è bisogno di una binda per farlo muovere; par tiràte fòra del liéto okóre la bìnda per farti alzare c'è bisogno della forza; dim bindèla piccola binda usata per sostenere travi durante l'apertura dei fori per porte o finestre.

 

bindolà vb. trans. (bindoléo; bindolèo; bindolòu) sfottere, prendere in giro. To fiól a l vižio de bindolà la dènte tuo figlio ha il vizio di prendere in giro tutti.

 

bindolón agg. (pl. bindolói, f. bindolóna, pl. bindolóne) chi ha l'abitudine di prendere in giro gli altri.

 

bìo escl. Dio. Voce intenzionalmente distorta per “non pronunciare il nome di Dio invano”; òrpo de bìo accidenti.

 

biòl sm. (pl. biòi) povero diavolo. No sèi kóme ke te fas a da rèta a kel biòl non so proprio come tu possa dare ascolto a quel povero diavolo.

 

biondìžo agg. (pl. biondìže, f. biondìža) biondino. Čavéi biondìže capelli biondicci.

 

bióndo agg. (pl. biónde, f. biónda) biondo, giovanotto. Èi, bióndo krédesto de komandà tu ka? ehi, giovanotto, credi di comandare tu qui?

 

biròč sm. (inv.) biroccio, carretto, fig. affari. Me dènero a konpròu n àutro biròč mio genero ha comperato un altro biroccio; kóme valo l biròč? come tira la carretta? come va la vita?

 

biròla sf. (pl. biròle) pietanza brodosa o poco condita. Stasiéra èi mañòu biròla stasera ho mangiato una minestra molto brodosa (v. brofìto, pestariéi).

 

bìsa sf. (pl. bìse) biscia, insetto in genere. Vàrda kè ke e sta bìsa lònga guarda di che genere è questa biscia; nte la farìna èi čatòu dóe bìse nella farina ho trovato due insetti; kél tośàto e na bìsa quel bambino è molto vivace; loc. ğavàse la bìsa o fèi la bìsa dormire a sazietà.

 

Bìśa sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

bisabóa sf. (inv.) strada tortuosa, persona poco affidabile. Loc. dì a bisabóa procedere a zig-zag. Alcuni raccontano di una biscia di dimensioni leggendarie, che aveva il nido alla Bóa, detta appunto la bisabóa.

 

biśàto sm. (pl. biśàte) anguilla marinata. Nkuói e vèndre e mañarèi polènta e biśàto oggi è venerdì e mangerò l'anguilla marinata con la polenta.

 

biśàvol sm. (pl. biśàvoi) bisavolo, antenato. Voce non in uso, importata dalla bassa veneta. Èi apéna koñosù me bisnòno e pò l e mòrto, me biśàvol nvénži no l èi mai koñosù ho fatto appena in tempo a conoscere mio bisnonno, il mio bisavolo invece non l'ho conosciuto.

 

biśbètego agg. (pl. biśbètege, f. biśbètega) bisbetico. No sta èse biśbètego ànke tu, mò non essere bisbetico anche tu.

 

biśìgol agg. (pl. biśìgoi, f. biśìgola, pl. biśìgole) piccolino, scarno. L e pròpio n biśìgol è davvero molto magro.

 

biśinèla sf. (pl. biśinèle) bagatella, inezia. Késte e dùte biśinèle queste sono tutte bagatelle, cose di poco conto.

 

biskòto sm. (pl. biskòte) biscotto. Va n tin su da la nène ke la te dàe dói biskòte péna fàte vai dalla zia che ti dia un po' di biscotti appena sfornati.

 

bislòngo agg. (pl. bislònge, f. bislònga) bislungo. Kéla e na faméa de bislònge in quella famiglia sono tutti alti di statura.

 

bìśni sm. (inv.) affare, impegno, occupazione. Termine di origine americana, da “business”; loc. l e pién de bìśni è molto occupato.

 

biśnòno agg. sost. (pl. biśnòne, f. biśnòna) bisnonno. To biśnòna e mòrta de novantasié àne tua bisnonna è morta all'età di 96 anni.

 

bìśo agg. (pl. bìśe, f. bìśa) grigio. L a i čavéi dùte biśe ha i capelli tutti grigi; kosì dóvin e bèlo kosì bìśo così giovane e ormai così brizzolato.

 

bìśo sm. (pl. bìśe) pisello (bot. Pisum sativum). Nkuói la màre me a parečòu par disnà rìśe kói bìśe oggi a pranzo la mamma mi ha preparato riso con i piselli.

 

biśòñà vb. intr. e imp. (biśòña; biśoñèa; biśoñòu) bisognare, occorrere. Biśòña di bisogna andare; a biśoñòu mañà dùto l an patàte, parkè no èra àutro è stato necessario mangiare patate tutto l'anno perché non c'era niente altro; biśoñaràe ke, okoraràe ke, meritaràe ke, koñaràe ke sono tutte locuzioni corrispondenti a: sarebbe necessario che, occorrerebbe che (v. okóre, kóñe).

 

biśòñola sf. (pl. biśòñole) frutto del pero corvino o selvatico (bot. Amelanchier ovalis). Le bacche di questa pianta sono a forma di pera e sono grandi poco più di un pisello, rosse quando non son mature, poi diventano nere e farinose, hanno il gusto dei fichi. Le biśòñole e bèlo dùte madùre le pere corvine sono già mature .

 

biśoñolèi sm. (inv.) arbusto di pero selvatico (bot. Amelanchier ovalis). Arbusto del pero corvino alto 2 m o poco più, usato in mancanza d'altro anche per fare legacci. Le kòrde de ste fasìne e de biśoñolèi le legature di questi fascine sono di pero selvatico.

 

biśónto agg. (pl. biśónte, f. biśónta) molto sporco. Te ses ónto e biśónto sei sporchissimo.

 

bistèka sf. (pl. bistèke) bistecca. Solo i sióre e i prèe màña bistèke solo i ricchi e i preti mangiano bistecche. Era un'espressione piuttosto comune in tempi passati, quando solo pochi potevano permettersi di mangiare la carne più di una volta per settimana.

 

bitantàna sf. (pl. bitantàne) chiacchiera, vanteria inutile. To kuñòu e sènpre pién de bitantàne tuo cognato ha sempre grilli per la testa.

 

blàga sf. (pl. blàge) vanità, prosopopea. To darmàn e sènpre pién de blàga tuo cugino è sempre il solito vanitoso.

 

blagà vb. trans. (blàgo; blagèo; blagòu) ostentare la propria ricchezza, eleganza o scienza. Kel la al sa solo ké blagà quello è capace solo di vantarsi.

 

blagarìa sf. (pl. blagerìe) boria. Kè élo dùta sta blagarìa? ma che cos'è mai tutta questa boria? (v. blagà).

 

blagèi, blagèla, blagón agg. (pl. blagói, f. blagóna, pl. blagóne) vanitoso, vanesio. To neódo e sènpre l sòlito blagón tuo nipote è sempre il solito vanesio (v. blagà).

 

blùś sf. (pl. blùśe) camicia, camiciotto sbuffante. Me nèža Kekìna la se a kośìu la blùś da só pòsta mia nipote Francesca si è cucita la camicetta tutta da sola.

 

sm. (pl. bòs) bue. N pèi de bòs un paio di buoi; èi mañòu òčo de bò ho mangiato un uovo all'occhio di bue; to mesiér laóra kóme n bò tuo suocero lavora come un bue; loc. e l mèo bò ke èi nte stàla è il miglior bue che ho nella stalla, detto anche di persona, è il migliore tra quelli che ci sono; i èi dìto da bò e da vàka gliene ho dette di tutte i colori; sudà kóme n bò essere madido di sudore; da vedèl se vede kél ke sararà da bò da piccolo si vede come sarà da grande; prov. ki ke puó a vàče e bòs il possidente ha vacche e buoi, chi è ricco può permettersi tutto ciò che vuole.

 

bóa sf. (pl. bóe) smottamento del terreno dovuto a piogge insistenti, fig. a iosa. Distinguere da ruóiba che indica invece un franamento sassoso. Se pióve nkóra n tìn, ka va dùto n bóa se piove ancora un po', qui il terreno smotta giù tutto; mañà a bóa mangiare a iosa (v. Mižói, śboàda).

 

Bóa sf. (top.) località a nord di Lozzo. Così chiamata in conseguenza del franamento del monte Mižói.

 

boadìžo agg. (pl. boadìže, f. boadìža) franoso. L'aggettivo viene usato poco al femminile perché normalmente è riferito al terreno, termine al maschile l tarén; ka dùto l tarén e boadìžo qui tutto il terreno è franoso.

 

boàža sf. (pl. boàže) sterco di vacca, fresca a forma tonda, fig. donna grassa e sformata. Vàrda de no béte l pè nte na boàža attento a non imbrattarti i piedi di sterco.

 

boàžo sm. (pl. boàže, f. boàža) bovaro, becero. Termine grossolano poco usato.

 

bòbo sm. (inv.) diavolo. Te ses négro kóme l bòbo sei nero come il diavolo; se no te stas bón, čàmo l bòbo se non stai buono chiamo il diavolo, tipica minaccia rivolta ai bambini.

 

bočà sm. (pl. bočàs) vescica di erpete; foruncolo che affiora sulle labbra dopo un periodo di febbre Vàrda ke bočàs ke te as guarda che razza di vesciche che hai sulle labbra.

 

bóča sf. (pl. bóče) bocca, boccone. L a na bóča làrga kóme n fórno ha la bocca larga come un forno; i èi stropòu la bóča l'ho messo a tacere; na bóča de pàn un boccone di pane; bóča kè vósto qui c'è ogni ben di Dio, c'è di tutto; menà la bóča masticare; bóča lavàda è la bocca di chi mette in piazza tutto quello che sa senza alcuna remora; bóča tàśe bocca mia fa silenzio, si dice così portandosi la mano alla bocca quando si fa capire che si vuol tacere sull'argomento; kon kél ke te me as dòu, no me spórko ñànke la bóča quel che mi hai dato è così poco che non ne sento neppure il gusto; èse de bóča bòna essere di bocca buona, mangiare di tutto, accettare ogni situazione; prov. la bóča e kóme l fuóu, pì e, pì la màña l'avidità è come il fuoco: più ce n'é, più divampa; prov. a teñì la bóča seràda no va ìnte móse a tenere la bocca chiusa non entrano mosche, chi tace non dice sciocchezze.

 

bòča sm. (pl. bòče) bambino, ragazzino, fig. recluta. To fiòžo e gràn, ma l e sènpre l sòlito bòča il tuo figlioccio è grande, ma si comporta sempre come un bambino; dùte se pensa de i Alpìne vèče o bòče ke i séa tutti vogliono bene agli alpini, vecchi o reclute che siano.

 

Bòča sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

bočažón agg. (pl. bočažói, f. bočažóna, bočažóne) chiacchierone, chi parla in modo sguaiato; fig. chi non sa mantenere un segreto. Apéna ke ti kónte àlgo e dùta la piàža ke sa, l e pròpio n bočažón da l òspia appena gli si dice un segreto, tutti ne vengono a conoscenza, è proprio un chiacchierone.

 

bočón agg. (pl. bočói, f. bočóna, pl. bočóne) chi parla urlando. To fardèl i lo siénte ànke su n Soramižói, le l sòlito bočón tuo fratello lo sentono fino a Soramižói, quando parla no fa che urlare.

 

bočonà vb. intr. (bočonéo; bočonèo; bočonòu) urlare, gridare, berciare. No e debeśuói ke te bočonée kóme n màto non c'è bisogno che gridi come un matto.

 

bòda sf. (pl. bòde) Insetto della famiglia dei coleotteri. Per est. qualsiasi insetto che assomiglia allo scarafaggio. Loc. négro kóme na bòda nero come uno scarafaggio.

 

bòfa sf. (pl. bòfe) donna grassa e sgraziata. Usato poco al maschile. Ma vàrda là ke bòfa ma guarda che donna sgraziata.

 

bói sm. (inv.) bollore. Fèi tirà nkóra n bói a ki faśuói se te vos ke i se kuóśe polìto fai bollire ancora un po' quei fagioli, se vuoi che siano ben cotti.

 

boì, buì vb. trans. (boìso; boìo; boìu) bollire. Boì l làte far bollire il latte; loc. avé karne ke boìse a la śvèlta avere una pelle che si rimargina velocemente dalle ferite.

 

bóia sf. (inv.) fermentazione. Al fién fa la bóia il fieno sta fermentando; la mostàrda fa la bóia il succo del sambuco sta fermentando.

 

bòia sm. (inv.) carnefice, escl. accidenti. Bòia kàne, pòrko bòia accidentaccio.

 

boiàda sf. (pl. boiàde) porcheria, cosa mal fatta, stupidaggine. No sta dì boiàde non dire stupidaggini; doménia al čìnema i a fàto na boiàda il film di domenica non aveva nulla di buono.

 

boiàka sf. (pl. boiàke) malta cementizia piuttosto fluida. Termine spregiativo per indicare un cibo fluido. Paréča n tin de boiàka ke fugón le làstre de pèra prepara un po' di malta morbida che facciamo le fughe tra i sassi; késta no e menèstra, ma boiàka questa non è vera minestra, ma brodaglia immangiabile.

 

boìda, buìda sf. (pl boìde) bollitura. Da na boìda a la menèstra fa bollire un po' la minestra. L àga e čàuda buìda l'acqua è calda bollente.

 

boidùra sf. (solo sing.) bollitura, rigonfiamento in corrispondenza della saldatura di due pezzi di ferro. Non usato al plurale. L fèr se a destakòu, parkè ki ke lo avèa saldòu, avèa fàto dùte le boidùre il ferro si è staccato perché la saldatura non era omogenea.

 

bóka sf. (pl. bóke) colonnina antincendio, presa d'acqua antincendio. Dopo l'incendio del 1867 le prevenzioni antincendio messe in atto furono molte, e non appena venne fatto l'acquedotto, in diversi punti del paese vennero messe le colonnine antincendio, rosse, con due bocche, una per parte, per allacciare il tubo degli idranti. I ponpiére pròa despés ke le bóke d'inčèndio vàde polìto i vigili del fuoco verificano spesso che le bocche antincendio funzionino bene.

 

bokàl sm. (pl. bokài) pitale, vaso da notte, boccale: unità di misura corrispondente a poco più di due litri. In altri tempi, quando la casa non era dotata di gabinetto, per la notte si teneva un vaso, l bokàl, nel comodino per fare i propri bisogni, la mattina poi si andava a vuotarlo nel canale di scolo che correva di fianco alla strada. Va a desvoità l bokàl va' a vuotare il vaso da notte; te as na bóča grànda kóme n bokàl hai la bocca sempre aperta; loc. fèi tèra da bokàl diventare terra da vaso, morire; te as n grùmo de àrie, ma ànke tu te deventarà tèra da bokàl ti dai tante arie, ma anche tu finirai sotto terra come gli altri; pisà fòra del bokàl orinare fuori del pitale, dire o fare qualcosa a sproposito.

 

bokaléto sm. (pl. bokaléte) mughetto (bot. Convallaria majalis). Vàrda ke bèl bokè de bokaléte guarda che bel mazzo di mughetti (v. bukaléto).

 

bokalón agg. (pl. bokalói, f. bokalóna, pl. bokalóne) chi parla in modo sguaiato (v. bočón).

 

bokè sm. (inv.) mazzo di fiori. Dal francese “bouquet”; n bokè de ruóśe un mazzo di rose (v. màž).

 

bokéta sf. (pl. bokéte) buca per le lettere, presa d'acqua antincendio. Le bokéte pa i ponpiére a da èse àute pì de n mètro parkè kuàn ke vien l néve le a da restà deskuèrte le prese dell'acqua devono essere alte per rimanere scoperte quando viene la neve.

 

bokìn sm. (inv.) bocchino per fumare. Kéla la la se kréde finéta solo parké ke la fùma kol bokìn quella donna si ritiene raffinata solo perché fuma con il bocchino.

 

Bokìne sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

bókol sm. (pl. bókoi) bocciolo. Vàrda ke beléža de bókoi de sto ruośèr guarda che bei boccioli ha questo rosaio.

 

bókol sm. (pl. bókoi) boccolo, ricciolo di capelli. L a na tèsta ke e dùto n bókol ha una testa piena di riccioli.

 

bókola sf. (pl. bókole) boccola. Sta ròda a debeśuói de na bókola nuóva se te vós ke la ğìre nkóra questa ruota ha bisogno di una boccola nuova se vuoi che giri ancora.

 

bókola sf. (pl. bókole) orecchino. Késte bókole e de òro questi orecchini sono d'oro (v. bùkola).

 

bókola3 sf. (pl. bókole) narice. I e veñésto n brùsko pròpio daveśìn de na bókola de l nas gli è venuto un foruncolo proprio sotto la narice.

 

bokón sm. (pl. bokói) boccone. N bokón de pàn un boccone di pane; ke bokón de tóśa che prosperosa ragazza; prov. i bokói pì bói tóča despés al kùčo spesso la fortuna capita a chi meno la merita (v. tòko, pèžo).

 

bóla sf. (pl. bóle) vescica. Da tànto ke te as kaminòu, te ses pién de bóle nte i pès hai camminato tanto da avere le vesciche ai piedi; a di a seà su a Piàže me son čapòu dóe pondùde e adès son pién de bóle sono andato a falciare il prato su a Piàže mi sono preso un paio di punture e adesso sono pieno di vesciche (v. vesìa).

 

bolà vb. trans. (bólo; bolèo; bolòu) bollare, sigillare. Kóñe bolà sta létra bisogna affrancare questa lettera.

 

boléta sf. (pl. boléte) bolletta, bolletta del dazio. Sto més e da pagà ànke la boléta de l elètriko questo mese c'è da pagare anche la bolletta della luce; ìnte da la Čùśa i farèa pagà la boléta del dažio alla Chiusa dopo Loréto la guardia faceva pagare la bolletta del dazio; fig. èse n boléta essere al verde, senza denaro.

 

boléta sf. (pl. boléte) mutande sporche di cacca. L e gràn, ma l fa nkóra la boléta è grande, ma ha ancora le mutande sporche; loc. avé nkóra la boléta su la čaméśa detto di chi si dà arie da uomo adulto, ma è ancora un giovane inesperto.

 

bolìfa, bulìfa sf. (pl. bolìfe) scintilla, favilla, monachine. Tènti da no skotàte ko le bolìfe stai attento a non scottarti con le scintille; bàsta na bolìfa pa npižà fuóu basta una favilla per accendere il fuoco, per provocare un incendio; se te te béte davežìn l larìn, te vede le bolìfe ğolà su pal kamìn se ti accosti al focolare vedi le faville volare su per il camino (v. falìsa).

 

bolìn sm. (inv.) bulino. Si tratta dello strumento dell'intagliatore e del bulino per incidere dove poi si dovrà forare con il trapano.

 

bolkadùra sf. (pl. bolkadùre) incarico di conduzione dell'alpeggio. Il bólko era il pastore capo gregge, la bolkadùra l' incarico di bólko (v. bólko).

 

bólko sm. (pl. bólke) pastore capogregge, persona che urla. Veniva eletto annualmente dalla fàula; tra le molte mansioni che svolgeva, all'inizio della stagione dell'alpeggio il bólko provvedeva alla benedizione annuale delle casere. Durante la cerimonia era accompagnato dagli altri pastori e percorreva insieme a loro i locali della casera uno ad uno portando su un badile l'olivo fumante misto ad incenso e cantando il “Miserere” e il “De profundis”. Ogni giorno per tutto il periodo della bolkadùra, quando il gregge usciva per recarsi al pascolo, lo benediceva dal portale d'uscita del recinto, la sèra. To kuñàda kuàn ke la pàrla, la soméa n bólko tua cognata, quando parla, urla come un bólko.

 

bólo sm. (pl. bóle) francobollo, timbro. Le létre pa l Austràlia le a debeśuói de n bólo da trežènto le lettere per l'Australia devono essere affrancate con un francobollo da trecento lire; su sta kàrta mànča l bólo su questo documento manca il timbro.

 

bolón sm. (pl. bolói) bullone. Strénde de pì sti bolói, se te vos ke i téñe stringi di più questi bulloni se vuoi che tengano.

 

bólso agg. (pl. bólse, f. bólsa) bolso, asmatico. Il termine viene adoperato per analogia con la bolsaggine, malattia polmonare dei cavalli. Si dice così di chi tossisce ripetutamente o di chi è tisico. Sto čavàl e bólso questo cavallo è bolso; te tóse kóme n bólso tossisci come un malato di tisi.

 

bón agg. (pl. bói, f. bòna, pl. bòne) buono, capace, idoneo. Siénte ke bón udór senti che profumo; sesto bón de seà? sei capace di falciare?; te ses pròpio n bón da nùia sei proprio un buono a nulla; kè fasto de bón da disnà? che cosa prepari di buono per il pranzo?; sul bón del di, de l autóno in pieno giorno, in pieno autunno; loc. teñìse n bón essere compiaciuto, teñìse n bón de avé n brào fiól essere contento di avere il figlio molto bravo; tu te fas dùto a la bòna tu fai tutto con superficialità; loc. a la bòna de Dio come capita; te te viéste sènpre a la bòna de Dio ti vesti sempre disordinatamente; no te fas mai una de bòne non ne fai mai una di giusta; èse n bòne kon dùte andare d'accordo con tutti, essere compiacente; di ko le bòne trattare con garbo; teñìselo n bòne cercare di averlo ben disposto; l e tanto n bón fiól è tanto un buon ragazzo; te ses pién de bòna gràžia sei pieno di cortesia, sei molto gentile; avón vu de bón ke a piovésto siamo stati fortunati che sia piovuto; prov. ki ke e màsa bón, l e tré òte koión chi è troppo buono è tre volte imbecille; prov. al bón sta sul fónde il buono sta sul fondo. A volte bón può avere significato opposto: e veñésto na bòna tanpestàda è caduta una terribile grandinata; dim. bonéto.

 

bònagràžia sf. (pl. bònegràžie) buonagrazia, tavola per coprire i bastoni delle tende. Okóre tirà dó le bònegràžie parké èi da lavà le tènde bisogna togliere le buonegrazie perché devo lavare le tende.

 

bonamàn sf. (inv.) piccolo dono, mancia. Regalo o piccola mancia che i bambini, secondo la tradizione, ricevevano dai parenti più vecchi il primo giorno dell'anno. Per avere la mancia i bambini entravano in casa del nonno e gridavano: bon an a ti, la bonamàn a mi buon anno a te, una mancia per me.

 

bonasiéra escl. di saluto, buonasera. No te ses bón ñànke de di bonasiéra sei tanto scortese che non saluti neppure.

 

bonàto, bonačón agg. (pl. bonàte, f. bonàta) bonaccione, persona semplice, disponibile. To madòna e pròpio na bonàta tua suocera è proprio una buona donna.

 

bonbàs sm. (inv.) bambagia, cotone non filato, cotone idrofilo. Ste čàuže e de bonbàs queste calze sono di cotone; béte n tin de bonbàs su kél brùsko metti un po' di cotone su quel foruncolo; i te a tiròu su nte l bonbàs sei stato cresciuto nella bambagia.

 

bonbaśìna sf. (inv.) cotonina, tela leggera di cotone, rigatino. Sto garmàl e de bonbaśìna questo grembiule è di cotonina.

 

bonbaśón sm. (inv.) flanella, tessuto di lana morbido. Lenžuós de bonbaśón lenzuola di flanella.

 

bonbón sm. (pl. bonbói) confetto, fig. persona affabile e curata. To neóda se tién kóme n bonbón tua nipote ha molta cura della sua persona.

 

bonbonà vb. intr. (bonbonéo; bonbonèo; bonbonòu) raccontare frottole, dire bugie. No se puó da rèta a kè ke dis to fardèl, ànke ñiere l bonbonèa kóme l sòlito non si può mai credere a quel che dice tuo fratello, come al solito anche ieri raccontava frottole.

 

bondì escl. di saluto, buongiorno. Ñànke bondì nkuói? non mi dici neanche buongiorno oggi? perché non mi saluti neppure?; prov. mai di bondì ñànte de siéra non trarre conclusioni prima del tempo.

 

bonéto sm. (pl. bonéte) cappello militare. Ànke l skursór, adès a l bonéto anche la guardia municipale, ora, porta il cappello come i militari.

 

bonì vb. intr. (bonìso; bonìo; bonìu) guarire dalla bronchite. Sararàe ora ke ànke la me tóse bonìse n tìn sarebbe ora che anche la mia tosse si calmasse, guarisse un poco.

 

bonóra avv. di prima mattina, presto. Nkuói bonóra son dù a guernà stamattina presto sono andato a governare le bestie; vàrda de veñì pì bonóra ke te puós cerca di venire più presto possibile.

 

bonorìu, bonorìvo agg. (pl. bonorìve, f. bonorìva) primaticcio, precoce, detto di chi è in anticipo. Stan la salàta e bonorìva quest'anno l'insalata è precoce; prov. primavèra bonorìva, la bròśa la pòrta vìa la primavera precoce scioglie la brina nei campi e nei prati.

 

bonsiór sm. (pl. bonsióre) signorone, monsignore, persona ricca e da riverire. To fardèl e pròpio n bonsiór tuo fratello è veramente un signorone; loc. te sés kóme l čàn de bonsiór sei molto conosciuto, tutti ti salutano.

 

bonviàdo escl. buon viaggio. Fèi bonviàdo buon viaggio; se la và, la và, se nò bonviàdo se va bene, va bene, altrimenti va bene lo stesso (v. viàdo).

 

bóra sf. (pl. bóre) tronco scarto, difettoso. Ko ste bóre de làris fararón dóe sàndole con gli scarti di larice faremo alcune scandole; da ste bóre de fagèra vien fòra kuàtro śbrége de lùso da questi pezzi di faggio otterremo legna ottima per fare il fuoco (v. sàndole, śbrégo).

 

bòrba sf. (pl. bòrbe) liquame di stalla, sterco di vacca, fig. sudiciume, fanghiglia, brodaglia. Sto trói e dùto pién de bòrbe questo sentiero è tutto sporco di sterco; portà fòra de stàla la bòrba portare il letame fuori dalla stalla (v. boàža).

 

borbèi sm. (pl. borbère; f. borbèra) chi accudisce il bestiame. Termine volgare e offensivo To nène e na borbèra tua zia accudisce il bestiame.

 

borbìn sm. (inv.) voglia di scherzare, irrequietezza. Kél tós e sènpre pién de borbìn quel giovanotto ha sempre voglia di scherzare; sti tośàte a dùte l borbìn questi ragazzini sono irrequieti; loc. paràse fòra l borbìn sfogarsi (v. morbìn).

 

borbinà vb. intr. (borbinéo; borbinèo; borbinòu) scherzare, far mattane. Kél là a sènpre vòia de borbinà quello ha sempre voglia di scherzare.

 

Bórča sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

bòrčo sf. (pl. bòrče) abete dalle forme contorte. Si tratta di un abete stentato, bloccato nella crescita dalle difficoltà d'ambiente o di quota. Il termine si riferisce anche ad un abete grande con fronde basse, tipico di crescita lenta. Sti bòrče e mèo taiàli questi alberelli cresciuti male è meglio tagliarli; fig. kéla tóśa e bèla ma l e n bòrčo quella ragazza è bella, ma è tozza .

 

bordèl sm. (pl. bordièi) bordello, fig. schiamazzo. No staśé fèi tanto bordèl parkè vòstro pàre e dù a bičàse dó non fate troppo baccano, perché vostro papà è andato a coricarsi.

 

Borèlo sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

borgàta sf. (pl. borgàte) borgata. Le borgate di Lozzo sono: Lagùna, Bróilo, Mèdavìla, Pròu, la borgata dei Žèrve, Brodevìn, Ğòuda, Kródego, Ğèi e Maneàda. Lagùna, Mèdavìla e Brodevìn costituiscono il corpo centrale del paese, Pròu è la parte più alta, Bróilo è quella che si trova al di sotto della statale, Ğòuda è la zona ad est verso Pelós, Kródego, Ğèi e Maneàda sono piccole borgate a nord est, mentre la borgata dei Žèrve è la più antica del paese adiacente a quella di Pròu (v. kontràda, čantónada).

 

borì vb. trans. (borìso; borìo; borìu) scovare, stanare. Kél čàn là e brào a borì quel cane è bravo a stanare la selvaggina; tó suó l e bràa a borì skèi dal sò òn tua sorella è brava a spillare soldi a suo marito.

 

borìa sf. (pl. borìe) personaggio immaginario. Il personaggio ricorre in una ninna nanna per bambini che suona così: vèča borìa dei sète sonài ke màña polènta e formài.

 

Borìča sf. (top.) località a nord-ovest del paese. Il nome trae origine dal fabbricato (ex ricovero per anziani) che apparteneva alla famiglia Bóro.

 

borìčo sm. (pl. borìče) uomo piccolo e tozzo. Kél e n borìčo quello è un nanerottolo.

 

Borìčo sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

borìda sf. (pl. borìde) scovo, stanare, sostantivato di borì. No dùte i čàn e da borìda non tutti i cani sono cani da scovo.

 

borìn sm. (inv.) venticello freddo. E n bèl tin ke tìra sto borìn è un bel po' che soffia questo venticello freddo.

 

Bóro sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

bóro sm. (inv.) soldo. Termine di origine veneziana. Loc. no èi n bóro non ho un soldo; no fèi n bóro il non far nulla, oziare; no valé n bóro non valere un soldo; restà žènža n bóro rimanere completamente al verde.

 

bórsa sf. (pl. bórse) borsa. Usato per la borsa delle offerte, la borsa della spesa è la spòrta. A messa passavano in due a raccogliere le offerte: la prima sacca era rossa e raccoglieva le offerte per la chiesa Bórsa de le ofèrte; la seconda era nera e raccoglieva quelle per la messa in suffragio delle anime del Purgatorio. Bórsa de le àneme; se vede ke la sta mal, l a doe bórse sóte i òče ke fa npresión si vede che è ammalata, ha due borse sotto gli occhi che impressionano (v. ànema).

 

borseà vb. intr. (borseéo; borseèo; borseòu) tossire. To darmàn borseéa de kontìnuo tuo cugino tossisce sempre.

 

borseàña sf. (pl. borseàñe) forte tosse con catarro. La màre e dùta la stemàna ke la va avànti ko la borseàña è tutta la settimana che mia mamma va avanti con questa brutta tosse; ko stó frédo me son čapòu su na borseàña ke no te dìgo con questo freddo mi son preso una tosse indescrivibile.

 

borseós, borseón agg. (pl. borseóśe, borseói; f. borseóśa, borseóna; pl. borseóśe, borseóne) si dice di persona che tossisce molto. No èi mài sientù n borseón kóme to nòno non ho mai sentito nessuno tossire quanto tuo nonno.

 

borséta sf. (pl. borséte) borsetta da donna. Sta atènta ke nte la borséta te as l takuìn stai attenta che in borsetta hai il portafoglio.

 

borsìto sm. (pl. borsìte) borsa, borsellino, occhiaie. No èi nùia nte l borsìto non ho nulla nel borsellino; kè àsto ke te as i borsìte sóte i òče? come mai hai le occhiaie sotto gli occhi?

 

borsìto sm. (pl. borsìte) sacchetto usato dai pastori per contenere il sale da dare alle capre. Nte kél borsìto avèo betù n tin de léko de sal par dàilo a la kitèta in quel sacchetto avevo messo un po' di sale per darlo alla capretta.

 

borsón sm. (pl. borsói) cima d'abete che si adopera per pulire il camino di casa (v. skolón).

 

Bortolamìo sm. (nome) ipoc. di Bartolomeo (v. Bartolamìo).

 

Bortoléto, Bortolìn sm. (nome) dim. di Bortolo.

 

Bortolìna sm. (nome) soprannome di famiglia e dim. di Bortola.

 

Bortolùto sm. (nome) soprannome di famiglia e dim. di Bortolo.

 

bortònega sf. (pl. bortònege) curiosona, pettegola, girovaga, fig. donna petulante. Chi va sempre in giro a curiosare i fatti altrui. Loc. te ses kóme la bortònega sei una vera curiosona, pettegola e sfaccendata; fenìsela de fèi la bortònega e béte l nas nte i afàre de kiàutre smettila di far la curiosa e di mettere il naso dappertutto.

 

bòs sf. (solo sing) rabarbaro (bot. Rheum rhabarbararum). Èrba dei bòs l'erba del rabarbaro; radis de èrba dei bòs la radice del rabarbaro.

 

bòśema sf. (pl. bòśeme) costipazione, raffreddore. No te siénte ke bòśema ke èi? non senti come sono raffreddato?

 

bòśema sf. (solo sing.) cibo a base di farina e crusca. Daisùda la màre me kośinèa n tin de bòśema ko la farìna e la sénbola e la dónta radìče e làrdo quando arriva la primavera la mamma mi prepara un po' di bòśema fatta con la farina e la crusca e l'accompagna con radicchi e lardo.

 

Bòśi sm. (nome) ipoc. di Ambrogio.

 

boskadór sm. (inv.) boscaiolo. Se fa n grùmo de fadìa a fèi l boskadór è molto faticoso fare il boscaiolo; màn da boskadór mani forti e callose proprie dei boscaioli .

 

boskiér sm. (inv.) boscaiolo (v. boskadór).

 

bósko sm. (pl. bóske) bosco. Bósko da fòia bosco di faggio; bósko da déma bosco di larice; bósko da dàsa bosco di abete; bósko de làudo bosco della Regola. Era il bosco di proprietà della Regola del quale era severamente vietato il commercio del legname. Su richiesta, i regolieri potevano ricevere da questi boschi legname per la costruzione di case e fienili. Annualmente venivano assegnati lotti di legna per il combustibile, i koleniéi. Spesso la parte di bosco più vicina all'abitato era interdetta al taglio normale perché riservato all'emergenza. Detto bosco era detto la vìža. Altre vìže esistevano per il fabbisogno della chiesa o per altri scopi. Tutto ciò è definito nel Laudo della Regola (v. déma, dàsa, fòia, vìža).

 

bòta sf. (pl. bòte) botta, percossa, livido. La màre me a dòu n grùmo de bòte la mamma mi ha dato un sacco di legnate; vàrda ke bòta ke èi čapòu guarda che livido mi sono fatto; loc. teñì bòta tener duro; loc. la raśa ğava la bòta la resina leva la botta, la resina applicata ad una contusione lenisce il dolore.

 

bòta avv. all'improvviso. Acquista valore avverbiale nelle locuzioni: de bòta, de bòto; de bòto son ruòu ió e i èi domandòu, kè fàsto? all'improvviso sono arrivato io e gli ho detto che fai; ruà su la bòta čàuda arrivare proprio al momento opportuno.

 

botadìžo sm. (pl. botadìže) bernoccolo, gonfiore provocato da qualche botta. Me èi čapòu n botadìžo par dì dó nte čàneva mi son fatto un bernoccolo nello scendere in cantina.

 

bóte sf. (pl. bóte) botte. La bóte e piéna de vìn la botte è piena di vino; loc. èse nte na bóte de fèr essere al sicuro; dim. boteśèla botticella.

 

botéga sf. (pl. botége) bottega, negozio in genere, fig. la patta dei pantaloni. La Kéki l e veñùda nkuói bonóra e l a ğiròu dùte le botége e pò l e kaminàda kol déi pién de ròba la Kéki (nonostante il nome era una signora) è venuta di prima mattina ed ha fatto il giro di tutti i negozi, poi se n'è andata con la gerla carica di roba; prov. ki ke no sa fèi, botéga sère chi non è capace di fare il suo mestiere, è meglio che lo abbandoni; sèrete la botéga abbottonati i pantaloni.

 

botegèr sm. (inv.) bottegaio, mercante. So pàre fa l botegèr suo padre fa il mercante.

 

botìro sm. (inv.) burro. Botìro kru burro crudo, per distinguerlo da quello cotto; botìro kuóto burro cotto, si segue questa procedura perché non inacidisca; botìro de latarìa burro fatto in latteria; botìro de Mónte burro di casera, si intende la casera di Sovèrña, a Pian dei Buoi sopra Lozzo; trèndo kóme l botìro tenero come il burro; nàže del botìro resti che rimangono sul fondo del recipiente dopo aver cotto il burro; frìde l botìro finke l fa sià friggere il burro fino al punto giusto per versarlo sugli gnocchi; prov. ki ke manadéa botìro, se ónde le màn chi manipola la merce, ne trae vantaggio anche se non ne ha il diritto (v. làte).

 

bòto sm. (pl. bòte) botto di campana, ora. E n bòto è l'una; la čanpàna a sonòu dói bòte la campana ha suonato le due; sonà i bòte suonare le campane a morto, prima del funerale; mèdo bòto mezzogiorno e mezzo (v. debòto, bòta).

 

bòtol sm. (pl. bòtoi) palla, fig. bombolo, chi è piccolo e grasso come una palla. Vàrda ke bòtol guarda che uomo piccolo e grasso.

bòtole sf. (solo pl.) capriole. Loc. dì a bòtole cascare rotolando, andare in rovina (v. rebòtole).

 

botolón sm. (pl. botolói) rotolone, capitombolo. Loc. di a botolói scivolare lungo un pendio, andare in rovina, fallire.

 

botón sm. (pl. botói) bottone. Te as perdù n botón de la ğakéta hai perso un bottone della giacca; al botón de la pànža l'ombelico.

 

botonà vb. trans. (botonéo; botonèo; botonòu) abbottonare, fig. imbrogliare. Siénte ke frédo botónéete su senti che freddo, abbottonati; ñante de dùto botonéa i tò botói e daspò ki de kiàutre prima pensa ai fatti tuoi e poi a quelli degli altri.

 

botonàda, nbotonàda sf. (pl. botonàde) imbroglio, inganno, delusione. Loc. dà o čapà na botonàda infliggere o subire un danno, un imbroglio.

 

botondòro sm. (inv.) botton d'oro, (bot. Trollius aeuropaeus). Son dù a Daósto e èi čatòu n grùmo de botondòro sono andato a Daósto e ho trovato molti bottondoro.

 

botonèi agg. (pl. botonèi, f. botonèra, pl. botonère) chiaccherone. To suó e na botonèra, no la fenìse mai de čačarà tua sorella è una chiaccherona, non finisce mai di parlare.

 

botonèra sf. (pl. botonère) abbottonatura, patta dei pantaloni. Sèrete su la botonèra chiuditi l'abbottonatura (v. botéga).

 

bòža sf. (pl. bòže) bottiglia, unità di misura di capacità corrispondente a un litro circa. Ğénpe la bòža de àga nte brénte riempi la bottiglia di acqua alla fontana.

 

božón sm. (pl. božói) bottiglione per il vino da 2 litri. Il termine è accr. di bòža. Do nte čàneva èi n božón de kél bón giù in cantina ho un bottiglione di vino buono.

 

bràga sf. (pl. bràge) fascia, imbragatura, corda o cintura per sollevare pesi, tubo dei calzoni, finimento degli animali da soma. Sul retro dei cavalli, intorno alla culatta e legato alla coscia, viene messo un finimento in cuoio, a cui si appoggia il carico in discesa, per trattenerlo e impedire che vada contro la bestia. Tòle n tin le bràge e bétele sul čavàl ke pò partón par di n dó prendi la protezione e mettila sul retro del cavallo che poi andiamo giù; se te vós tirà su sto perón, okóre béti na bràga se vuoi sollevare questo masso occorre mettergli una imbragatura (v. nbragà).

 

bràge sf. (solo pl.) pantaloni. Añó àsto konpròu ste bèle bràge? dove hai comperato questi bei pantaloni?; loc. o te vénde bràge o te kónpre ku o stringi i pantaloni, o ingrassi di sedere, espressione ironica rivolta a chi porta pantaloni larghi. In tempi difficili, all'interno della famiglia uno stesso paio di pantaloni veniva adoperato prima dal padre e poi dal figlio primogenito e da tutti gli altri. Restà n bràge de téla restare senza niente; loc. no èse ñànke bón de teñìse su le bràge essere davvero un inetto; kalà le bràge cedere alle intimidazioni; loc. kònte da le bràge ónte presuntuoso, millantatore; èse kù e bràga kon kalkidùn si dice di due persone che vanno molto d'accordo sia nel bene che nel male; loc. fèisela nte le bràge farsela addosso dalla paura; lasà di dó pa le bràge rinunciare ai crediti che non val la pena di esigere (v. bargése).

 

bragése sf. (inv.) calzoni. Tìrete su le bragése sollevati i calzoni; nte kela čàśa le bragése le pòrta so fémena in quella casa è la moglie che comanda (v. bargése).

 

bragóna sf. (pl. bragóne) detto a una donna chiaccherona e impicciona (v. bargesóna).

 

Brakùžo sm. (top.) località a nord di Lozzo. È la zona che si trova lungo la mulattiera (circa a metà strada) che porta a Pian dei Buoi attraverso Pian D' Adamo e Kuóilo.

 

bràma sf. (inv.) panna del latte, pellicola solida che si forma sopra la minestra di fagioli e in quella col latte. Ğàva la bràma de l làte togli la panna dal latte (v. réna).

 

bramós agg. (pl. bramóśe, f. bramóśa) desideroso. Termine normalmente impiegato per dire in modo cortese: mi fa piacere di ..., ho voglia di ... . Son bramós de vede to màre sono desideroso di vedere tua madre.

 

bramośà vb. trans. (bramośéo; bramośèo; bramośòu) bramare, desiderare ardentemente. No sta fèime bramośà tanto pa n tòko de formài bon, kóme kel ke te as nte čàneva non farmi sospirare tanto per un pezzo di formaggio buono, come quello che hai in cantina; dàme n tòko de formài de l tò, ke e dùto l ñànte mèdodì ke lo bramośéo dammi un pezzo del tuo formaggio che lo desidero da stamattina (v. bramòs).

 

brànča, brànka sf. (pl. brànče, brànke) bracciata di fieno. Dài nkóra na brànča de fién ala vàča da ancora una bracciata di fieno alla mucca (v. bražàda).

 

bràndol sm. (pl. bràndoi) alare. Èi fàto fèi n bràndol nuóu parkè èi fàto fèi n àutro larìn ho fatto fare un nuovo alare perché ho fatto costruire un secondo focolare (v. alèr).

 

brankà, brinkà vb. trans. (brànko; brankèo; brankòu) prendere, afferrare. Brànkelo polìto kél fas de fién, se nò l te skànpa afferra bene quel fascio di fieno, altrimenti ti cade; l èi brankòu pal bràžo l'ho afferrato per il braccio.

 

brào agg. (pl. bràe, f. bràa) bravo, capace. Te as fàto benón a skòla, te ses stòu pròpio n brào hai fatto bene a scuola, sei stato davvero bravo; dùte e bràe a fèi késto tutti sono capaci di fare ciò; fèi l brào esporsi eccessivamente a proprio danno; édesto mò ke se te vós te sés pròpio n brào vedi che se lo vuoi sei capace di far bene.

 

braón agg. (pl. braói, f. braóna, pl. braóne) spavaldo, bravo in senso spregiativo. Son dùde a kàža nsiéme e l e stòu kosì braón da fèise skanpà l luóiro siamo andati a caccia insieme e ha fatto tanto lo spavaldo da farsi scappare la lepre.

 

bràs sf. (inv.) brace, carboni ardenti. Skuèrde la bràs ko l žénder copri le braci con la cenere; la sera, prima di andare a letto, si coprivano le braci con la cenere per trovarle ancora accese la mattina seguente (v. brónža).

 

braśìl sm. (pl. braśìi) pianta giovane di alto fusto. Pianta di 8-10 cm di diametro. ñànte de divìde okóre ke un vàde a tòle su dùte i braśìl prima di fare la divisione dei beni bisogna che qualcuno dia una valutazione andando sul posto a contare tutte le essenze, comprese le giovani piante; ñànte de taià su n Nàro, biśòña ke spiéte nkóra n grùmo de àne parkè e dùto braśìi prima di tagliar le piante su a Nàro bisogna aspettare diversi anni perché sono ancora molto giovani .

 

braśuóla sf. (pl. braśuóle) braciola. Intesa normalmente di suino, e comunque con l'osso; normalmente si prepara fritta o cotta alla griglia. Al se a mañòu dóe braśuóle si è mangiato due braciole; l a čapòu tanto sol ke l soméa na braśuóla ha preso tanto sole che è rosso come una braciola.

 

braùra sf. (pl. braùre) bravura, prodezza. Vó na gràn braùra par fèi sto laóro bisogna essere molto esperti per fare un lavoro così; bèla braùra bella prodezza, detto in senso ironico.

 

bražàda sf. (pl. bražàde) bracciata. Na bražàda de fién una bracciata di fieno (v. brànka).

 

bražàl sm. (pl. bražài) bracciale, bracciolo della sedia. Te me as róto l bražàl de la kariéga pì bèla mi hai rotto il bracciolo della poltrona più bella.

 

bražèra sf. (pl. bražère) tappeto di braci distese del focolare o della cucina economica. Le léñe de barànčo le fa na bražèra la legna di pino mugo quando brucia fa molta brace (v. bronžèra).

 

bražéto sm. (pl. bražéte) braccetto. Di a bražéto andare a braccetto.

 

bràžo sm. (pl. bràže) braccio, bracciata. Il termine indica anche la misura lineare che corrisponde a poco meno di 80 cm. Me son róto l bràžo mi sono rotto il braccio; teñì sul bràžo tenere in braccio; tòle su bràžo prendere in braccio; loc. tòle sóte bràžo prendere sotto braccio; avé la faméa sui bràže avere la famiglia a carico; dai n bràžo de fién a la vàča da una bracciata di fieno alla mucca; dói bràže de tela due braccia di tela; kéla ròba val tre bràže n frànko quella roba vale una lira per tre braccia, non vale niente; l'espressione ricorda i tempi in cui con un frànko si comperavano tre bràže de tela, giusto il necessario per fare una vestaglia; loc. avé n bràžo pì kùrto de kel àutro avere poca voglia di lavorare, aver la mano lunga per ricevere e quella per dare corta.

 

bražokòl avv. abbracciato, portato in braccio. Kel bòča e sènpre a bražokòl quel bambino è sempre in braccio; loc. di a bražokòl camminare abbracciati.

 

bražolà vb. trans. (bražoléo; bražolèo; bražolòu) abbracciare. Fenìla de bražolàve finitela di abbracciarvi, richiamo dei vecchi rivolto ai giovani troppo espansivi; loc. ruà n čòu al bražolà arrivare all'ultimo abbraccio, essere moribondo; loc. miśuréete su l tò bražolà controllati in quel che fai, agisci secondo le tue possibilità.

 

bražuós sm. (inv.) linguetta degli zoccoli; biśòña kanbià i bražuós de kéle dàlmede bisogna cambiare le linguette di quegli zoccoli.

 

bréa sf. (pl. brée) tavola, asse, sciavero. Sono le assi che si ottengono segando il tronco. Le brée del sčodìžo e bèlo marže le assi del porcile sono già marce; bréa da lavà asse per lavare; te ses dréta kóme na bréa sei dritta e piatta come una tavola.

 

brédena, bréna sf. (pl. brédene, bréne) briglia, finimenti del cavallo. Tìra le brédene se te vos ke l čavàl se fèrme tira le briglie per comandare al cavallo che si fermi.

 

brenèl sm. (pl. brenièi) morso del cavallo. Mòla n tin l brenèl parkè la bóča del čavàl sangonéa allenta un po' il morso perché la bocca del cavallo sanguina.

 

brénta sf. (pl. brénte) mastello per il bucato, una grande quantità d'acqua. Okóre na brénta de àga occorre ancora una grande quantità d'acqua.

 

brentàna sf. (pl. brentàne) piena del fiume, pioggia impetuosa. A Lozzo si ricordano due brentàne particolarmente dannose provocate dal Rio Rin: quella del 1882 che distrusse il ponte sull'omonimo torrente, e quella del 1966 che minacciò di investire tutto il paese se le acque fossero uscite dal loro alveo alla Manadóira. Se pióve nkóra n tin, stà òta vién na brentàna se piove ancora un po', questa volta arriva una piena.

 

brentanón sm. (inv.) alluvione, nubifragio. Prov. se pióve l di de San Gorgón, sète brentàne e n brentanón se piove il giorno di S. Gregorio (7 settembre) vengono di seguito sette piene e un'alluvione.

 

brénte sm. (inv.) fontana. Fino a non molto tempo fa in casa non c'era l'acqua corrente, era necessario quindi andarla ad attingere alla fontana, e a Lozzo ci sono molte belle fontane ancora oggi. Di solito i brénte avevano una sola cannella ad un unico getto (kanón); c'erano però alcune fontane a più cannelle: quella in piazza IV Novembre, che oggi è stata spostata davanti alla casa de ki de Bortolìna; quella in Piaža vèča, ora detta piazza Pier Fortunato Calvi; la fontana a Pròu, davanti a ki de Nàko e a Mèdavìla; la fontana davanti ai Pùmer, detta brénte dei Danèla. Tòle su i séče e l ženpedón e va a tòle àga via dal brénte prendi le secchie e l'arconcello e va ad attingere acqua alla fontana; tomà nte brénte cadere nella fontana; dì a lavà nte brénte andare a lavare le masserizie alla fontana; n kòl de àga un collo d'acqua, unità di misura corrispondente all'acqua che si attingeva alla fontana con due secchi e l'arconcello (v. séče, ženpedón).

 

Brentèle sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

brentón sm. (pl. brentói) grande mastello per il bucato. I brentói potevano avere diverse misure, da mèda, ùna e dóe kàrege dove la kàrega corrisponde alla gerla, quindi un mastello da mezza gerla, da una o da due gerle. La misura viene calcolata tenendo presente che la biancheria si trasportava nelle gerle (v. brénta).

 

brìga sf. (pl. brìge) briga, fastidio, impegno, preoccupazione. Kél tós e sènpre pién de brìge quel ragazzo è sempre pieno di impegni; òñi di me kàpita na brìga nuóva ogni giorno mi piomba addosso una nuova preoccupazione; tòlese la brìga prendersi l'impegno.

 

brinkà vb. trans. (brìnko; brinkèo; brinkòu) afferrare, acciuffare. Se te brìnko te nséño ió l vive de l móndo se ti acciuffo, ti insegno io quale è il modo di comportarsi, il detto viene pronunciato con tono severo (v. brankà).

 

brìśa sf. (pl. brìśe) spolveratina, presa, pizzico, pochino. Na brìśa de néve una spolveratina di neve, una piccola nevicata; na brìśa de sal, de žùkero un pizzico di sale, di zucchero; na brìśa de kél ke se dis un pochino, una briciola di buon senso (v. préśa).

 

brìskola sf. (pl. brìskole) il gioco a carte della briscola. Dugà a brìskola giocare a briscola.

 

brìtola sf. (pl. brìtole) temperino. Fèise n subiòto ko la brìtola fare un fischietto col temperino; la mèla de la brìtola la lama del temperino; avé na brìtola nte man avere un'opportunità in più.

 

britolàda sf. (pl. britolàde) colpo e taglio col temperino. Pa la prèsa, l se a dòu na britolàda per la fretta si è tagliato col temperino.

 

bró sm. (inv.) brodo di carne. Nkuói èi mañòu menèstra de bró oggi ho mangiato minestra in brodo; le minestre con altre verdure si devono specificare: menèstra de patàte, de biśe, de òrğo, de faśuói, de èrbe; prov. kol bró no se fa lugànege nella vita occorrono fatti e non chiacchere; bró de kórte liquame di letamaio.

 

bròča sf. (pl. bròče) chiodo corto con la testa larga, bulletta, chiodo di legno, chiodino di legno del calzolaio, fig. pene, uomo piccolo e tozzo. Biśòña béte bròče sóte i žòkoi se te vos ke i dùre bisogna mettere le brocche sotto gli zoccoli se vuoi che durino; bàte bròče tremare per il freddo; te ses na bròča sei una mezza cartuccia.

 

bročinèla sm. (inv.) pulcinella. Loc. te as dùte i vižie de bročinèla hai tutti i vizi possibili e immaginabili.

 

Brodevìn sm. (top.) via e borgata a nord-est di Lozzo.

 

brodós agg. (pl. brodós, f. brodóśa, pl. brodóśe) brodoso. Sta menèstra e màsa brodóśa questa minestra è troppo liquida.

 

brofìto sm. (inv.) brodo denso, cibo fatto con acqua sale e farina di frumento tostata col burro. Il brofìto veniva preparato per la colazione in montagna, durante il periodo dello sfalcio, quando non c'era a disposizione il latte per fare i pestariéi o il caffellatte (kafè biànko). Sto brofìto soméa kòla da manifèste questo brodo denso sembra colla per attaccare i manifesti.

 

Bróilo sm. (top.) borgata di Lozzo situata nella zona sottostante la vecchia chiesa parrocchiale.

 

bròk sm. (inv.) omone alto e grosso, giocatore scadente. Fiól mè, te ses n bèl bròk figlio mio, sei un bel pezzo d'uomo; ke bròk kel dugadór che scadente quel giocatore.

 

bròka sf. (pl. bròke) brocca. Sta nuóte a ğažòu l àga nte la bròka stanotte è gelata l'acqua nella brocca, si tratta dell'acqua che alla sera si portava in camera per potersi lavare l'indomani mattina; le camere infatti non erano riscaldate, per cui d'inverno accadeva spesso che l'acqua gelasse.

 

bròka, bròkola sf. (pl. bròke, bròkole) chiodo di garofano (bot. fiore secco dell'albero di Myrtacee). Béte ànke dóe bròke nte l tòčo se te vós ke l véñe saorìu aggiungi anche due chiodi di garofano nello spezzatino se vuoi che diventi saporito (v. bròkola).

 

bròkol sm. (pl. bròkoi) pigna. Tòle su doi bròkoi ke nvidón fuóu raccogli alcune pigne secche per accendere il fuoco (v. pitonàte).

 

brólo sm. (pl. bróle) brolo, frutteto. Èi n brólo pién de pomère, perère, žarieśère e suśinèi ho un frutteto con molti meli, peri, ciliegi e susini.

 

brónba sf. (pl. brónbe) prugna nera, (bot. Prunus domestica). L suśinèi èra kosì čareòu ke èi tiròu do dóe ğèide de brónbe il susino era talmente carico di prugne che ne ho raccolti due grembiuli pieni.

 

bronbolùža sf. (pl. bronbolùže) prugna selvatica, il frutto (bot. Prunus spinosa), normalmente piccolo e piuttosto aspro. Il frutto viene raccolto nel tardo autunno e messo sotto grappa con l'aggiunta di zucchero, ne risulta così un liquore dal gradevole sapore di prugna.

 

bronbolužèra sf. (pl. bronbolužère) prugnolo, cespuglio di pruno selvatico (bot. Prunus spinosa).

 

brondìn sm. (inv.) recipiente panciuto di bronzo con tre piedi e manico arcuato di ferro snodabile. Il bronzino veniva appeso alla catena del focolare o posto sulla brace del larìn per preparare cibi a cottura lenta o prolungata; oggi è diventato un oggetto da antiquariato raro e prezioso. Béte l brondìn su le brónže a kuóśe i faśuói metti il recipiente di bronzo sulla brace per cuocere i fagioli.

 

brondìna sf. (pl. brondìne) recipiente in bronzo di dimensioni maggiori del brondìn. Col tempo il nome è passato ad indicare qualsiasi tipo di pentola utilizzata per cucinare. Kè élo nkuói nte brondìna? cosa hai preparato oggi da mangiare?

 

bróndo sm. (pl. brónde) bronzo. Usato al plurale il termine può servire a indicare tutti gli oggetti in bronzo. A Pàska se sfréa i brónde de čàśa a Pasqua, secondo la tradizione, si lucidano tutti gli oggetti di bronzo della casa.

 

bróñola sf. (pl. bróñole) macchia rossa, papula. Èi mañòu àlgo de kontràrio e me e veñù fòra alkuànte bróñole ho mangiato qualcosa di indigesto e mi sono uscite delle papule sul corpo.

 

bronòrio sm. (inv.) inferno, fig. scuro. Négro kóme l bronòrio buio come l'inferno, scuro di pelle come l'inferno; nkuói l piove, l e négro kóme l bronòrio oggi sicuramente pioverà, il cielo è buio come l'inferno.

 

brónža sf. (pl. brónže) il singolo pezzo di brace. Béte dóe brónže nte la fogèra par sčaudà l liéto metti della brace nello scaldaletto; loc. te sés na brónža skuèrta sei un individuo infìdo e sleale, o viceversa essere persona capace senza farne mostra (v. bràs).

 

bronžèra sf. (pl. bronžère) braciere, mucchio di braci ardenti. Sul braciere di solito si cuocevano le lugànege servendosi della gardèla; kuóśe su la bronžèra cucinare sul braciere (v. braśèra).

 

bròśa sf. (pl. bròśe) brina. La bròśa a bruśòu dùte le patàte la brina ha rovinato tutte le pianticelle appena nate delle patate; ko sto sarén, doman čatarón i čànpe pién de bròśa con un cielo così sereno, domani troveremo tutti i campi coperti di brina; stan le bròśe a ruinòu su dùto quest'anno la brina ha rovinato tutte le colture.

 

brośàda, brośàža sf. (pl. brośàde, brośàže) brinata. Aisùda le brośàde e na ruìna le brinate in primavera sono una rovina.

 

bróse sf. (solo pl.) rimasugli di fieno rimasti nella mangiatoia; ciò che rimane nel piatto dopo aver mangiato. La čanà e piéna de bróse: va a netàla fòra la mangiatoia è piena di rimasugli: va a pulirla; kuàn ke te màñe te làse sènpre l piàto pién de bróse quando mangi, lasci il piatto sempre pieno di rimasugli.

 

bróta sf. (pl. bróte) grumo di sangue. Kuàn ke i a kopòu l kùčo, èra bróte de sàngo dapardùto quando hanno ucciso il maiale, c'erano grumi di sangue dappertutto.

 

brotuèla, bortuèla sf. (pl. brotuèle, bortuèle) cerniera di porte, finestre, cassetti o di sportelli. Le brotuèle de l armèr e nrudinìde: okóre kanbiàle le cerniere della credenza sono arrugginite: bisogna cambiarle (v. pòlis).

 

brùsa sf. (pl. brùse) cespuglio, siepe. ñànte de seà, te as debeśuói de taià do dùte ste brùse prima di falciare l'erba, devi tagliare tutti questi cespugli; di a brùse andare a nascondersi dietro qualche cespuglio; brùsa de nośèle cespuglio di nocciolo; fèi fòra brùse tagliare le siepi, era un'operazione che si faceva con la renkonèla quando le siepi toglievano spazio al prato soffocando l'erba, oppure quando bisognava procurare un po' di legna minuta per accendere il fuoco. Dalla siepe di nocciolo si tagliano i rami per sostenere le piante dei fagioli e quelle dei piselli .

 

bruśà vb. trans. (brùśo; bruśèo; bruśòu) bruciare, ardere. L tabià a čapòu fuóu e l se a bruśòu dùto il fienile ha preso fuoco e si è bruciato tutto; bruśàse l paión bruciarsi il pagliericcio, commettere qualche brutta azione e perdere la stima di tutti; loc. la me brùśa mi dà molto fastidio, mi brucia dentro, la me bruśa ke me fiól no vòe pì di a skòla mi dispiace che mio figlio non voglia più andare a scuola; me brùśa de fenì fòra l laóro mi preme di finire il lavoro.

 

bruśàda sf. (pl. bruśàde) bruciatura, scottatura. Vàrda ke bruśàda guarda che scottatura.

 

brusiéi sm. (solo pl.) mirtillo rosso (bot. Vaccinium vitis-idaea). Se se vo ke pàse la séide, biśòña mañà dói brusiéi per spegnere la sete basta mangiare qualche bacca di mirtillo rosso, piccole bacche acidule dissetanti.

 

bruskàndol sm. (pl. bruskàndoi) luppolo (bot. Humulus lupulus), fig. granello. Termine usato in generale per ogni corpo estraneo che entra nell'occhio e lo fa lacrimare. Èi n bruskàndol nte l òčo ke me fa lagremà ho un granello di polvere nell'occhio che mi fa lacrimare.

 

bruskéta sf. (pl. bruskéte) festuca, fuscello. Loc. tirà bruskéta tirare a sorte. Quando si doveva tirare a sorte qualcosa, spesso si trattava di lotti di terreno nella divisione dei beni, si utilizzavano pezzetti di legno di varia lunghezza: dopo aver stabilito a quali parti corrispondevano i singoli pezzetti, si procedeva scegliendone uno a caso; in base al pezzo scelto, venivano assegnati i lotti. Tirà bruskéta tirare a sorte, perde chi prende lo stecco più lungo; restà kon la bruskéta ìnte màn rimanere col pezzo lungo in mano

 

bruskìn, broskìn sm. (inv.) spazzola per vestiti, per scarpe, per lavare la biancheria e i pavimenti di legno. Domàn biśòña ke te sfrée l siòlo de kànbra kol bruskìn domani bisogna che tu lavi il pavimento di camera con la spazzola; dato ke te as tànta lénga, domàn te tòle su l bruskìn e te néte l siòlo de kànbra visto che sei così arrogante domani ti pigli la spazzola e pulisci il pavimento della camera da letto.

 

bruskinà vb. trans. (bruskinéo; bruskinèo; bruskinòu) spazzolare, pulire con la spazzola scarpe, biancheria e pavimenti. Se te vos ke l siòlo devènte néto, okóre bruskinà kon èstro se vuoi che il pavimento diventi pulito, occorre strofinarlo ben bene con la spazzola.

 

bruskinàda sf. (pl. bruskinàde) spazzolata. Dàme na bruskinàda a la ğakéta dammi una spazzolata alla giacca.

 

brùsko sm. (pl. brùske) foruncolo. Kuàn ke se e dóvin, se e pién de brùske quando si è giovani si è pieni di foruncoli; al brùsko e madùro e l bìča fòra màrsa il foruncolo è maturo e lascia uscire del pus.

 

brùsko agg. (pl. brùske, f. brùska) brusco, burbero, sgarbato. Te ses sènpre pì brùsko diventi sempre più sgarbato.

 

bruśór sm. (inv.) bruciore. Èi n bruśór de stómego ke no puói pi ho un tale bruciore allo stomaco, che non ne posso più.

 

brùstol sm. (pl. brùstoi) un pezzettino, un soldo. Loc. no avé ñànke n brùstol non avere neppure un soldo, rimanere al verde; no valé n brùstol non valere niente.

 

brùstola sf. (pl. brùstole) cucina economica. Loc. sta su pa la brùstola scaldarsi vicino alla cucina economica.

 

brustolà, brustolì vb. trans. (brustoléo, brustolìso; brustolèo, brustolìo; brustolòu, brustolìu) abbrustolire, tostare, bruciacchiare. Se te vos mañà polènta bòna, biśòña brustolìla se vuoi mangiare della buona polenta, occorre abbrustolirla; di solito la polenta che non veniva consumata appena fatta, il giorno successivo veniva tagliata a fette e abbrustolita sulla piastra della cucina o sulla graticola; no sta lasà brustolà l tòčo non lasciar bruciacchiare lo spezzatino; sa da brustolòu sa di bruciaticcio.

 

Brustolàde sf. pl. (top.) località a ovest di Lozzo. Avón da di su pai Brustolàde pa ruà a Daósto dobbiamo salire per i Brustolàde per arrivare a Daósto.

 

brustolìn sm. (solo sing.) leggermente bruciato. Prov. Ğenàro no se parla, e n més màsa fìn, se se vo čapà na čàuda okóre savé da brustolìn gennaio senza dubbio è un mese freddo, se ci si vuol scaldare va a finire che si sa da fumo; la menèstra sa da brustolìn la minestra ha un leggero sapore di bruciato.

 

brùto agg. (pl. brùte, f. brùta) brutto. Àsto mài vedù àlgo de pì brùto? hai mai visto qualcosa di più brutto?; al se fa brùto il tempo si fa brutto, minaccia pioggia; la se fa brùta la cosa si mette male.

bùa sf. (inv.) male (ipoc.), ferita. Kàro l me bèl, te sésto fàto bùa? caro, ti sei fatto male? l'espressione è rivolta ai bambini piccoli.

 

bubàna sf. (pl. bubàne) abbondanza, cuccagna. Loc. e fenìda la bubàna è finita la cuccagna; késta si ke e na bubàna questa sì è una cuccagna.

 

budaràda sf. (pl. budaràde) inganno, imbroglio. L a čapòu na budaràda da kel la ke no i se vàrda pi è stato talmente imbrogliato da quell'uomo, che non si guardano più (v. buderàda).

 

budarón agg. (pl. budarói, f. budaróna, pl. budaróne) imbroglione, intrigante, truffatore. Kél là e sènpre stòu n budarón quello si è sempre comportato da imbroglione.

 

budèl sm. (pl. budiéi) budello, budello per insaccati. Pèrde l budèl o avé l budèl de fòra perdere il budello, avere una fuoruscita del budello (prolasso del retto); àsto netòu i budiéi pa le lugànege? hai pulito i budelli per fare le salsicce?; èi fàto su lugànege koi budiéi ho preparato le salsicce con il budello.

 

budèle sf. (solo pl.) budella, interiora. Ğavà le budèle al kučo estrarre le interiora al maiale; èi le budèle ke brontoléa ho fame; pèrde le budèle affaticarsi eccessivamente (v. pantàž).

 

bùdera sf. (pl. bùdere) papera, errore buffo, fig. imbroglio. Késta e pròpio na bèla bùdera questo è davvero un solenne imbroglio.

 

buderà vb. trans. (buderéo; buderèo; buderòu) buggerare, imbrogliare. Ió no èi mai buderòu nisùn io non ho mai imbrogliato nessuno.

 

buderàda sf. (pl. buderàde) imbroglio, inganno, buggerata. Čapà na buderàda prendere una buggerata; al me a fàto na buderàda: al dovèa veñì ale tre, e nvénži no l e ñànke veñésto mi ha imbrogliato: doveva venire alle tre e invece non è neppure venuto; èi čapòu na buderàda ke me baàsta pa n tòko ho preso un imbroglio che non dimenticherò per un bel po' (v. budaràda).

 

bùdol sm. (pl. bùdoi) sasso, masso. Usato solo nella frase: pióve a bùdoi piove a catinelle.

 

bùfola sf. (pl. bùfole) vescica di animali macellati, vescica da una scottatura. Me son skotòu la màn e l èi piéna de bùfole mi sono scottato la mano ed ora è coperta di vesciche; na bùfola de saìme una vescica piena di strutto; ko la bùfola del poržèl se fa la soprèsa con la vescica del maiale si preparano le soppresse.

 

buğà vb. trans. e intr. (bùğo; buğèo; buğòu) zittire, stare zitto. Dal francese “ne bouge pas” (non muoverti). Ió no èi ñànke buğòu io non ho neppure aperto bocca; no sta buğà sta' zitto.

 

bugànža sf. (pl. bugànže) gelone. Èi i pès pién de bugànže ho i piedi con i geloni; st invèrno pasòu par fèi léñe su pa la Val Lonğarìn èi čapòu le bugànže l'inverno scorso per fare la legna in Val Lonğarìn mi sono venuti i geloni.

 

buì, boì vb. trans. intr. (buìso, boìso; buìo, boìo; buìu, boìu) bollire (v. boì).

 

buìda, boìda sf. (pl. buìde) bollitura. L àga e čàuda buìda l'acqua è bollente (v. boìda).

 

buìu agg. (pl. buìde, f. buìda) bollente, bollito. Spesso è rafforzato dall'aggettivo čàudo; čàudo buìu caldo bollente; làte buìu latte bollente; béve l kafè buìu bere il caffè bollente; savé da buìu aver sapore di cosa bollita eccessivamente.

 

bùkola sf. (pl. bùkole) orecchino. Vàrda ke bèle bùkole guarda che begli orecchini (v. rečìn).

 

bùla sf. (pl. bùle) pula dei cereali, involucro dei chicchi. Si separa dai chicchi ventilandoli, buttandoli in aria con un tamés, usata spesso come assorbente per bambini, messa in cuscini appositi. Loc. Ke bùla ke te sés sei proprio vestita bene (v. pùla).

 

bulàda sf. (pl. bulàde) bravata, spacconata. Késta e na bulàda questa è una bravata; loc. fèi na bulàda fare una bravata.

 

bularìa sf. (pl. bularìe) eleganza. Ma ke bularìa ma che eleganza.

 

bulià vb. intr. (buliéo; bulièo; buliòu) parlare appena, gorgogliare. Kél puaréto no a mai buliòu quel poveretto non ha mai parlato; èi le budèle ke me buliéa ho le budella che brontolano; te me fas bulià l sàngo mi fai rimescolare il sangue; èi čapòu tànta e pò tànta ke me a fin buliòu sul stómego ho preso talmente tanta paura che ho lo stomaco sottosopra (v. buğà).

 

bulìfa sf. (pl. bulìfe) favilla. Atènti ale bulìfe parkè le puó npižà fuóu attenti alle faville perché potrebbero procurare un incendio (v. bolìfa, falìsa).

 

buligà vb. intr. (buligéo; buligèo; buligòu) brulicare, formicolare. Daspò Mésa èra n grumo de dènte ke buligèa n piàža dopo messa la piazza era piena di gente.

 

bùlo agg. (pl. bùle, f. bùla) elegante, ben vestito, di bell'aspetto, capace, generoso. To fémena e sènpre bùla tua moglie è sempre vestita in modo elegante. Accr. bulàžo elegantone; te ses sènpre n bùlàžo sei sempre un elegantone; teñìse n bùlo vantarsi di qualcosa; loc. bùlo a fèi késto sei davvero bravo se riesci a fare questo, l'espressione è una sfida a compiere qualcosa sia in positivo che in negativo; to pàre e sènpre stòu n bùlo kói so neóde tuo padre è sempre stato generoso con i suoi nipoti.

 

Buòi, Pian dei Buòi sm. pl. (top.) è il pascolo per eccellenza di Lozzo. Quando si parla di Pian dei Buoi a Lozzo si usa comunque l'espressione di a Mónte, il toponimo Pian dei Buoi è infatti recente. Celebre per il panorama circostante, facilmente raggiungibile a piedi lungo i sentieri e le mulattiere che salgono a Nàro, Rìva de la Pàusa, Laržéde, Sórakrépa oppure, sempre a piedi, per il sentiero che attraversa Rìva del Sabión, Sórasàle, Poleśìn, Piàn d'Adàmo, Kuóilo e Piàn de Formài. La famosa località si raggiunge anche in auto percorrendo la “Strada del Genio”.

 

buràska sf. (pl. buràske) burrasca. Brutto tempo con tempesta e neve fuori stagione. Quando invece nevica d'inverno si dice neveà, nevicare.

 

buraskà vb. imp. intr. (buraskéa; buraskèa; buraskòu) nevicare in alta montagna. Sta nuóte a buraskòu stanotte è nevicato sulle cime dei monti.

 

buraskàda sf. (pl. buraskàde) nevicata fuori stagione in alta montagna. Se vién na buraskàda, te salùdo istàde se nevica in alta montagna, addio estate; ko la buraskàda de stanuóte, avón skoñésto portà fien a Monte parkè l a fàto diéśe skèi de néve a causa della burrasca di questa notte, abbiamo dovuto portare fieno per le vacche a Pian dei Buoi perché il terreno era ricoperto da 10 cm di neve.

 

burèla sf. (pl. burèle) contrada, vicolo stretto. La kórsa de le burèle la corsa delle contrade; si tratta di una gara di corsa a piedi per le contrade organizzata in paese in tempi recenti a scopo turistico.

 

Burigèla sm. (nome) soprannome di famiglia.

 

burìk, borìk sm. (inv.) somaro, mulo. Laurà kóme n burìk lavorare come un mulo; èse n burìk essere un somaro.

 

burlè sm. (inv.) vino bollito. Termine di derivazione francese che sta ad indicare vino bollito con spezie e aromi; a volte il vino bollito si univa all'olio di ricino per mascherarne il cattivo sapore. Kuàn ke te as fenìu de spakà su léñe, te paréčo n bon burlè ko le bròke quando hai finito di spaccare legna, ti preparo un buon brulè con i chiodi di garofano.

 

burlón agg. (pl. burlói, f. burlóna, pl. burlóne) burlone. To fiól e sènpre stòu n burlón parkè i piàśe tòle n ğiro la dènte tuo figlio è sempre stato un burlone perché si diverte a prendersi gioco della gente.

 

burñón agg. (pl. burñói, f. burñóna, pl. burñóne) taciturno, musone (v. mutarñón).

 

buró sm. (inv.) cassettone, scrittoio. Dal francese “bureau” (ufficio).

 

bùrta agg. (solo f. sing.) brutta. L'aggettivo si trova solo in Čàśa Bùrta (top.) località a ovest di Lozzo.

 

bùs sm. (inv.) buco, luogo molto ristretto, bugigattolo. Atènto a no tomà nte l bùs attento a non cadere nella buca; al bùs de la čàve la toppa della porta; sta stànža e pròpio n bùs questa stanza è proprio un bugigattolo; loc. pèdo l takón del bùs il rimedio peggiore del danno; bùs del ku ano; bùs de la guśèla la cruna dell'ago; bùs de le pìte foro d'entrata nel pollaio per le galline.

 

bùśa sf. (pl. bùśe) buca. Fèi le bùśe par semenà patàte fare i buchi per seminare le patate; la bùśa nte l porteà la fossa in cimitero; la bùśa del mentón la fossetta del mento; le bùśe de le ganàse le fossette delle gote; loc. avé n pè nte la bùśa avere un piede nella fossa, essere vecchio, essere prossimo alla morte. Dim. buśéta.

 

busà vb. trans. (bùso; busèo; busòu) baciare. Kuàn ke l e partìu l me a busòu quando è partito mi ha baciato; no l a ñànke i skèi par busà l Siñór non ha neanche i soldi per baciare il Signore. Si riferisce alla tradizione secondo la quale il giorno del Venerdì Santo la gente del paese si recava in chiesa a baciare il crocifisso che, per l'occasione, veniva adagiato sui gradini dell'altare. Quel giorno anche i più poveri facevano una piccola offerta, chi non era in grado di farla versava quindi in condizioni di penuria estrema. No te ses ñànke déño de busà añò ke pàsa to pàre non sei degno neppure di baciare dove passa tuo padre; di a busà la čadéna fare la prima visita ad una famiglia trasferita in casa nuova o conosciuta solo da poco; loc. ñànke se te bùse añò ke žapaiéo a nessun patto, a nessun costo.

 

busàda sf. (pl. busàde) bacio. La me a dòu na bèla busàda mi ha dato un bacio passionale.

 

buśèla sf. (pl. buśèle) ago. Al se a pondù ko la buśèla si è punto con l'ago; al ku de la buśèla la cruna dell'ago; la buśèla da pontidà ago grosso per cucire le suole dei skarpéte; buśèla da lana ago dalla cruna larga per cucire con la lana; loc. te ses magro kóme na buśèla sei magro come un ago; loc. ğavàsela pal ku de la buśèla cavarsela per miracolo; fìnke no tóma do le buśèle dei làris, no vién néve finché dai larici non cadono gli aghi, non nevica; spòrdeme la buśèla fina ke tàke l botón de la čaméśa passami l'ago sottile che devo attaccare il bottone della camicia; dàme la buśèla da lana ke èi da ğustà i kalžetìn dammi l'ago più grosso che devo rammendare i calzetti di lana (per aghi di larice v. déma, per ago v. guśèla).

 

buśéta sf. (pl. buśéte) asola, fossetta della guancia. Le buśéte de la čaméśa le asole della camicia.

 

buśilèi sm. (inv.) agoraio. Al buśilèi e vóito, kóñe konprà dóe buśèle l'agoraio è vuoto, bisogna comperare degli aghi (v. guśilèi).

 

bùsto sm. (pl. bùste) corpetto, giubbino. Al bùsto de la nòna e de velùdo il corpetto della nonna è di velluto; loc. no l e nè n bùsto nè n mànie detto di una persona che non sa prendere alcuna decisione; prov. kél ke no va n bùsto, va n mànie quello che non si spende da una parte, lo si spende dall'altra.

 

bužolài sm. (solo pl.) dolci a forma di braccialetto. Vengono tenuti assieme da un nastro a formare una corona. I bužolài venivano offerti come dono tradizionale dal padrino (sàntol) al figlioccio (fiòžo) il giorno della cresima; prov. ki ke a sàntoi a ànke bužolài chi conosce persone influenti, ne ricava molti vantaggi.

 

 

eof (ddm 02-2009)