euromoneteScadrà il prossimo 30 aprile, il termine per i comuni, l’ULSS e la Provincia, e l’Istituto di Cultura Ladina, per presentare allo Stato attraverso la Regione del Veneto la richiesta di finanziamenti per le iniziative previste dalla legge sulla salvaguardia delle minoranze linguistiche. La delibera apposita è stata approvata dalla Giunta Regionale del Veneto ed è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regionale n° 26 dello scorso 27 marzo. Tra le minoranze che potranno beneficiare della delibera, ci sono quella Germanofona di Sappada e quella Ladina del Cadore e degli altri comuni bellunesi che rientrano nella perimetrazione prevista dalla legge 482 fatta propria dal consiglio provinciale.

I comuni bellunesi interessati sono 45: 42 Ladini, 1 Germanofono (Sappada) e 2 Cimbri. Nel 2008, sono stati solamente sette i comuni hanno presentato progetti nell’ambito della legge, con l’aggiunta della Provincia di Belluno, che ha avuto i benefici maggiori. La Comunità montana agordina ed alcuni altri comuni, hanno utilizzato i fondi della legge 482 per aprire degli sportelli Ladini rivolti al pubblico proprio per facilitare l’approccio dei cittadini ai benefici previsti dalla legge nazionale, anche in campo scolastico ed in quello amministrativo. In Cadore il paese di Lozzo, per esempio, ha utilizzato i fondi statali per la stampa di un volume sui proverbi ed i modi di dire, che è stato curato dalla giornalista dell’ Amico del Popolo, Carla Laguna. Il volume non è stato messo in vendita, ma, come prevede la legge che promuove la diffusione del Ladino anche a livello di singoli cittadini, è stato distribuito gratuitamente nelle famiglie del paese.

Per quanto riguarda le modalità per la presentazione delle domande, sul sito ufficiale della Regione del Veneto è stato inserito il testo della delibera ed anche quelli dei 3 allegati approvati nella stessa seduta, e che raccolgono i modelli per le domande. Sui moduli è specificato quali iniziative è possibile programmare nei vari settori di competenza. Per quanto è possibile sapere in Centro Cadore, ci sarebbero già almeno due progetti quasi pronti. Uno di questi sarebbe la Festa dei Costumi Ladini di Pieve e un’iniziativa legata al Coro dei bambini di Calalzo.

Vittore Doro

Foto: Flickr (Andrea Guerra)

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A seguito dell'entrata in vogore della legge 482 la lingua ladina parlata nelle valli dolomitiche del bellunese ha assunto pari dignità

A seguito dell'entrata in vigore della legge 482 del 1999, la lingua ladina parlata nelle valli dolomitiche del bellunese ha assunto, anche dal punto di vista normativo, pari dignità rispetto alla lingua italiana.



Ebbene sì, il 15 dicembre del corrente anno la legge 15 dicembre 1999, n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, compirà 10 anni. Un’eternità se si contrappone il tempo fin qui trascorso dalla sua approvazione alla velocità con cui il nostro mondo si sta evolvendo.

La legge ha anche una dotazione finanziaria con cui si possono intraprendere progetti per la valorizzazione del patrimonio culturale legato al mondo ladino. Ma in questa circostanza mi preme semplicemente sottolineare una banale osservazione: di quanto è cresciuta nella nostra comunità di persone, a distanza di 10 anni dall’approvazione della legge che finalmente ha riconosciuto anche il nostro territorio come sede di una minoranza linguistica storica, la consapevolezza di essere minoranza linguistica, con tutto ciò che questo dovrebbe comportare?

Se guardo a tutte le iniziative fiorite nel frattempo, delle quali vi daremo pian piano conto sia su questo blog che sul portale, mi sembrerebbe di poter dire che abbiamo indotto una “rivoluzione copernicana“. Tuttavia chi segue con attenzione l’evolversi di questo “mondo ladino” sa che il grande salto di qualità fin qui compiuto è sì opera di un nutrito numero di persone, ma sa anche che queste stesse persone fanno parte di un humus che era già presente e che è uscito pian piano allo scoperto, trovando nuove forme di stimolo ed appagamento.

So che l’affermazione è ovvia ma ora dobbiamo entrare nelle case, fare in modo che chiunque abbia motivo di sentirsi genuinamente parte della nostra comunità ladina dolomitica;  e dobbiamo spiegare perché dovremmo essere fieri di parlare e scrivere nella nostra lingua, non provarne “timore”. Dal lato opposto, solo qualche pazzo può mettersi in testa di “demonizzare” la lingua italiana. E’ anch’essa un nostro patrimonio che dobbiamo usare al pari del ladino … ma ricordiamoci che è quest’ultimo ad avere “bisogno di cure ed attenzioni“. Il ladino ha un’età veneranda, non possiamo usarlo per fare tutto ciò che si fa con l’italiano, ma credetemi, “il nostro vecchietto” è ancora arzillo e non intende chinare la testa. Ha certamente bisogno del nostro aiuto. Aiutiamolo.

Francesca Larese Filon


Per un approfondimento

Mappa del Centro Cadore   10 gennaio 2009

Logo Google Maps

Chiunque volesse rendersi conto del posizionamento geografico della comunità ladina dolomitica del Centro Cadore, l’area in cui opera l’Union Ladina del Cadore de Medo, può cliccare sul seguente link che attiva (su una nuova pagina) una mappa di Google nella quale ho evidenziato i limiti territoriali  della nostra comunità.

Mappa del territorio in cui vive la comunità ladina dolomitica del Centro Cadore

Propongo la mappa nella versione terreno, che risulta più leggibile, ma ovviamente, lo dico per chi non ha confidenza con quello straordinario strumento di conoscenza che è Google Maps, si può provare la modalità mappa o satellite oltre che giocare con il fattore ingrandimento. Se nella sezione altro… si spunta l’opzione foto, si ha a disposizione una marea di immagini della zona.  Purtroppo le immagini che si trovano sotto l’area che ho mappato in azzurro non si attivano, in quanto si attiva per prima la didascalia che accompagna la mappatura stessa.

I dati relativi ai singoli paesi sono tratti dall’Atlante statistico della montagna italiana 2007. Mi riprometto di evidenziare in un prossimo articolo anche le aree pertinenti alle comunità ladine del Comelico, d’Ampezzo, dell’Oltreciusa, dell’Agordino e della Val di Zoldo per avere così un’idea precisa di come sia costituita, nel suo insieme, la Comunità dei Ladini Storici delle Dolomiti Bellunesi.

Danilo De Martin

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Cosa ne pensate sul referendum per chiedere che l’intera provincia di Belluno passi al Trentino?

Negli ultimi mesi sta crescendo un movimento che intende promuovere la raccolta di firme per un referendum costituzionale per chiedere l’annessione della provincia di Belluno al Trentino, ossia alla provincia di Trento. Oltre ai comuni infatti, anche le provincie confinanti possono richiedere questo passaggio.

Tale movimento ha la finalità di creare il presupposto per un trattamento di uguaglianza fra gli abitanti della provincia di Belluno (la più estesa in Veneto) e quelli delle regioni vicine che per la loro situazione storica e per le caratteristiche del territorio hanno un riconoscimento di specificità che da anni viene invece negato alla provincia di Belluno.

Quest’ultima conta circa 213.000 abitanti per una superfice di 3266 km2: la maggior parte dei comuni è di tipo montano e fra essi la popolazione parlante ladino che abita le valli del Cadore, Comelico, Agordino e Zoldano giunge a circa 60.000 abitanti.

La presenza di una minoranza linguistica così numerosa è uno dei punti di forza per il riconoscimento di una specificità territoriale che rende il territorio dell’alta provincia di Belluno uno dei più disagiati, con altitudine superiore ai 700 m slm, bassa densità abitativa, insediamenti fino ai 1800 m slm.

Il territorio Ladino dell’alta provincia di Belluno si trova in una situazione di disagio: le valli più alte si stanno spopolando, i giovani cercano lavoro in pianura e abbandonano il territorio. Le attività rurali del passato non sono redditizie e la loro scomparsa contribuisce ad aumentare il rischio di impoverimento e abbandono di un territorio fra i più belli del mondo.

Le valli dolomitiche della provincia di Belluno stanno soffrendo molto di più di quelle appartenenti alle provincie di Trento e Bolzano, che da anni hanno un riconoscimento di specificità, che ha consentito loro di mantenere il tessuto rurale tradizionale a valorizzazione turistica, mentre la minoranza ladina ha scuole ed istituti che da anni curano il mantenimento e la valorizzazione della lingua.

I Ladini della provincia di Belluno non possono che guardare con interesse quanto avviene nelle vallate vicine auspicando che anche le nostre valli ladine cadorine-agordine-zoldane possano ricevere dallo Stato un trattamento similare, nel rispetto dell’uguaglianza dei popoli.

Francesca Larese Filon


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