INVITO A TUTTA LA POPOLAZIONE AD UN INCONTRO PUBBLICO CON I CANDIDATI DELLA PROVINCIA ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI.

La Federazione tra le Unioni Culturali dei Ladini Dolomitici invita i candidati alle elezioni regionali a discutere sui problemi delle minoranze linguistiche nel Veneto e sulle necessità della gente che vive nelle nostre vallate dolomitiche dove i ladini sono attualmente l’80% dei residenti. In questo momento di crisi economica il nostro territorio rischia lo spopolamento e l’abbandono e la minoranza ladina si trova a vivere un momento cruciale.

Oggi è necessario che i nostri politici conoscano la nostra realtà e le difficoltà che la nostra gente vive ogni giorno e che poi in Regione possano portare le istanze della nostra gente. Per questo abbiamo questo incontro e contiamo nella maggior discussione possibile sul futuro di un territorio che rappresenta più della metà della provincia di Belluno.

Francesca Larese Filon
Presidente della Federazione tra le Unioni Culturali dei Ladini Dolomitici della Regione del Veneto


  • Quando: domenica 14 marzo alle ore 17.00
  • Dove: presso la sala della Gioventu’ di Caviola (dietro la chiesa parrocchiale-comune di Falcade).
  • Hanno dato la loro certa adesione: Dario Bond, Matteo Toscani, Sergio Reolon, Oscar De Bona e Raffaela Bellot.


Qui di seguito il testo elaborato dalle Unioni Ladine con la descrizione delle richieste da sottoporre ai candidati alle prossime elezioni regionali.

RICHIESTE DEI LADINI DOLOMITICI DEL VENETO AI RAPPRESENTANTI POLITICI IN SEDE REGIONALE

In occasione delle elezioni regionali le Unioni dei Ladini Dolomitici del Veneto richiedono ai propri rappresentanti politici un impegno per la tutela e valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale delle popolazioni di lingua minoritaria che insistono su tutto il territorio del Veneto. In particolare si richiede una LEGGE DI TUTELA PER LE MINORANZE LINGUISTICHE CHE PERMETTA DI SALVAGUARDARE LA PROPRIA IDENTITA’ CULTURALE.

Tale azione ha l’obiettivo di:

  1. garantire l’autonomia della comunità dolomitica sotto tutti i profili:
    • Istituzionale: favorendo la costituzione di uno o più enti intermedi fra Regione e Comuni, (Una o due Comunità Montane?) con deleghe e trasferimenti finanziari che possano programmare e gestire gli aspetti amministrativi che i singoli comuni, troppo piccoli e oberati di compiti non riescono più a portare a termine.
    • Economico: favorire con strumenti ad hoc le attività economiche rimaste sul territorio dolomitico, fondate sulla piccola e media impresa, e incentivarne la nascita di nuove; impiego delle risorse finanziarie provenienti dal risparmio delle famiglie dolomitiche a fini di sviluppo delle attività economiche locali;
    • Ambientale: utilizzazione delle risorse energetiche rispetto alle quali si deve puntare all’autosufficienza ed evitarne lo sfruttamento da parte di altri sistemi economici, della valorizzazione delle risorse naturali, sia agricole che naturalistiche.
    • Sociosanitario: mantenimento degli attuali presidi ospedalieri, favorendo la specializzazione in alcuni ambiti, attirando quindi utenze da territori limitrofi, cercando il collegamento con Facoltà Universitarie di riferimento; integrazione tra pubblico e privato per sviluppare l’assistenza agli anziani e ai disabili.
    • In tutti gli altri settori stabilire parametri differenziati rispetto alla pianura, anche valbellunese-feltrina, favorendo gli abitanti della vera montagna dolomitica.
  2. dare corpo ad una politica della cultura che privilegi da un lato la conservazione e la valorizzazione dei segni più distintivi dell’identità dolomitica, costituita dai beni culturali anche minori, materiali quali i beni architettonici e quelli storico-artistici, e quelli immateriali costituiti dal ricco patrimonio musicale, letterario, demoantropologico che costituiscono elementi fondamentali della identità dolomitica,  e dall’altro la produzione locale di nuove elaborazioni culturali che inseriscano comunque il territorio dolomitico in ampi circuiti culturali europei e internazionali;
  3. promuovere lo sviluppo delle componenti culturali e linguistiche che formano la comunità dolomitica e in particolare l’uso della lingua ladina e delle parlate germaniche dei territori di riferimento nelle scuole dell’obbligo;
  4. valorizzare il patrimonio di fondamentale importanza che è costituito dalle presenze dolomitiche nel mondo, nate sia dalle dolorose esperienze dell’emigrazione imposte dalle difficili condizioni economiche e sociali, sia dalle moderne esigenze di mobilità e circolazione di competenze professionali che caratterizzano l’attuale presenza dei dolomitici in tanti paesi del mondo; si tratta di una rete potente di presenze e di relazioni di cui l’economia e la società dolomitica deve fare tesoro;
  5. Nella elaborazione ed approvazione del nuovo Statuto regionale inserire nei primi articoli l’attenzione alle minoranze linguistiche storicamente presenti nel Veneto. Impegnarsi a modificare l’attuale legislazione elettorale, sia nazionale che regionale, affinchè, se ci sarà il ritorno ai collegi uninominali, sia previsto nel Veneto un collegio per il territorio ladino dolomitico, mentre nella nuova legge elettorale della Regione Veneto sia prevista una specifica presenza in consiglio regionale di un rappresentante della parte ladina della provincia di Belluno.
  6. Impegnarsi affinchè per le popolazioni minoritarie del Veneto siano consentiti i medesimi privilegi presenti nelle province a statuto speciale vicine che permettono alle popolazioni ladine di vivere e lavorare nel loro territorio originale evitando lo spopolamento con meccanismi che promuovono, fra l’altro, le assunzioni prioritarie della popolazione minoritaria residente da secoli.

QUATTRO RICHIESTE URGENTI

Vi sono quattro richieste prioritarie la cui urgenza è sotto gli occhi di tutti coloro che conoscono la lenta agonia di molte comunità della nostra montagna, l’abbandono del territorio, le difficoltà quotidiane del vivere in quota, gli ostacoli causati dalla lontananza dai centri nevralgici della pianura veneta, la mancanza di pari opportunità ed equità tra i nostri giovani e quelli che vivono all’interno dell’area metropolitana o in pianura, i maggiori costi della vita e i numerosi svantaggi strutturali ed economici che contrassegnano l’abitare le “terre alte”.

  1. Se vogliamo salvaguardare la parlata, la storia, la cultura e le tradizioni dei Ladini Dolomitici, dobbiamo puntare sui giovani privilegiando il canale istituzionale della Scuola. Su questo punto non esistono alternative. Inoltre, negli uffici pubblici, i cittadini devono poter parlare ed essere capiti anche nella loro lingua minoritaria. Si richiede pertanto di vincolare l’accesso ai posti pubblici, afferenti ai territori di lingua ladina e germanofona, al superamento di una prova di lingua e cultura locali, sul modello di quanto già avviene da decenni nella valli ladine della provincia di Bolzano.
  2. Se vogliamo incentivare i giovani a rimanere sui monti evitando il trasferimento verso i centri di pianura, dove la vita è più facile e i servizi più abbondanti, dobbiamo agire sulle leva fiscale ricorrendo ad adeguati incentivi che neutralizzino le disparità. Si richiede pertanto una normativa fiscale a favore delle piccole e medie imprese che operano in quota, nonché sgravi fiscali nei confronti delle famiglie a reddito basso e medio basso.
  3. Se vogliamo che la montagna non continui ad essere pensata con “schemi urbani” e trattata alla stessa stregua delle aree metropolitane o della pianura, si rende necessaria una qualificata e costante rappresentanza anche all’interno della giunta regionale. Si richiede pertanto, già dalla prossima legislatura, la costituzione di un assessorato alla montagna e alle minoranze linguistiche, ricoperto da persona che conosca a fondo le problematiche inerenti e che sia autenticamente rappresentativa, avente la finalità di creare “pari opportunità” tra milioni di cittadini veneti che abitano l’area metropolitana o la pianura e la sparuta minoranza che vive sulle “terre alte” e parla ladino o lingue germanofone.
  4. Per i giovani studenti che vivono nell’area dolomitica e intendono proseguire gli studi all’Università, la frequenza presso una sede universitaria quale Padova, Venezia, Verona ecc. comporta difficoltà talmente gravose in termini economici e di trasporto da costituire una vera “odissea” sia per alcuni degli studenti stessi che per le loro famiglie. Si richiede pertanto un approfondimento di questo problema da parte della Regione al fine di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza del cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (Vedi art. 3 della Costituzione Italiana, 2° comma).

Queste quattro richieste, che noi riteniamo urgenti, non devono in alcun modo essere considerate dei privilegi, ma soltanto uno strumento (seppur insufficiente e parziale) tendente a ridurre il divario tra montagna e pianura e a concedere nel limite del possibile pari opportunità a piccole comunità che, pur vivendo a stretto contatto con scenari naturali che in sedi autorevoli sono classificati tra i più belli del mondo e di cui fino ad oggi il montanaro è stato fedele custode, la possibilità di vivere e di lavorare sul proprio territorio.

Qui, forse, vale la pena di ricordare una frase ormai celebre di don Lorenzo Milani: “Non c’è peggior ingiustizia di fare parti uguali fra diseguali”. Sull’attuazione (o sulla mancata attuazione) di queste richieste gradiremmo un incontro a cadenza annuale con i rappresentanti politici bellunesi in sede regionale al fine di poter seguire l’iter di queste nostre istanze, che da molti anni circolano tra la nostra gente e alimentano un disagio che con il passare del tempo e di questa lunga crisi si fa sempre più crescente.

Caviola, 14 marzo 2010 Sezioni Ladine del Cadore, Comelgo, Agordino, Zoldano

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Capitano delle Cernide   22 giugno 2009

Caro “Capitano delle Cernide”,

quando ho visto il suo commento un impeto mi ha attraversato mani e mente, perché avevo un ghiotto spunto per approfondire alcune riflessioni. Purtroppo la tirannide  della  “mancanza di tempo”, prima ancora di quella di un falsamente democratico Stato italiano, mi ha fatto desistere.

Ho ritenuto però di dover “promuovere” le citazioni da lei portate all’attenzione dei lettori di questo blog, dal rango di commento a quello di articolo; nulla cambia ai contenuti, vi è forse una maggior visibilità a beneficio di quanti vorranno soffermarsi sui concetti espressi. Appena possibile affronterò questi interessanti argomenti portando, spero, qualche nuovo motivo di riflessione. Ecco quindi, qui riproposte, le citazioni segnalate:

“Le richieste di promozione a lingua sono sempre di natura politica: esse si basano, in modo del tutto giustificato, sul contenuto sociopolitico dell’opposizione fra ‘lingua’ e ‘dialetto’. Conseguentemente, tali richieste sono armi politiche, che anticipano la situazione alla quale si mira fondamentalmente, cioè l’indipendenza politica”
(Mario Alinei)

“Una lingua è un dialetto con alle spalle un esercito e una flotta”
(Einar Haugen)

“Un popolo vive quando vuole vivere”
(Ramun Vieli)

Danilo De Martin

Riparto da qui   14 giugno 2009

Prima c’era l’Union Ladina del Cadore de Medo.

La trovate ancora: è migrata all’indirizzo www.unionladina.it.

Divergenze. Dare una mano come volontario è nella mia indole; sapere che i ringraziamenti per lo svolgimento di una qualsiasi attività di volontariato sono merce rara, fa parte di una vaccinazione fatta molti anni fa … ma a tutto c’è un limite.

Mi sento come un pinguino nel deserto. Non ha importanza perché sono qui, ma è evidente che siamo fuori posto. Fra i due, l’unico con la possibilità di muoversi è il pinguino, sono io.

Inizia qui dunque la lunga marcia verso “i miei luoghi”; lungo la strada vi racconterò come e perché il ladino cadorino è morto, e perché l’ombra di un popolo che lo parlava farà la stessa fine.

Danilo De Martin

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settimana-cultura-copertinaIn occasione della XI Settimana della Cultura, dal 18 aprile al 26 aprile 2009, musei e chiese aperti per visite guidate in tutto il Cadore.

Fa tristezza segnalare che fra i comuni cadorini  solo quello di Pieve riporta la notizia nel proprio sito “istituzionale” dandone anche un cenno, fra le manifestazioni, in quello ufficiale.

Sulla home page del sito della Provincia di Belluno un link con un approfondimento interno che si limita alla sola città capoluogo (e ai Patt di Sedico).

Nessun cenno sul sito della Magnifica Comunità di Cadore. Nessun cenno sul sito del consorzio Pro Loco Centro Cadore.

Vi sarebbero varie cose da dire riguardo alla sensibilità che, in generale,  le nostre amministrazioni dimostrano nel seguire e promuovere la cultura; in questo caso la cultura è doppiamente importante, perché potrebbe funzionare da volano nel dare slancio e vitalità alla consueta offerta turistica.

Il ventaglio di elementi proposti è infatti in grado di migliorare la percezione di “territorio vivo” che il turista ha (avrebbe) del nostro Cadore. Bisogna però che si sviluppi una capacità di fare promozione più consapevole; probabilmente bisogna pensare ad un centro coordinatore.

Da parte mia ho recuperato il pdf del pieghevole dell’iniziativa, lo ho “reimpaginato”  esaltandone il contrasto, perché sia più leggibile, mettendolo a disposizione come immagine (le troncature sono nell’originale) al seguente collegamento (500 kb) : Il Cadore mostra i suoi tesori.

Spero di essere stato utile a qualcuno.

Danilo De Martin

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nebbiu_1919

nebbiu_2009

L’avvenimento, in quest’epoca in cui la vita sembra sempre e per forza dover correre, è fra quelli che toccano il cuore, da non dimenticare, da segnalare alla comunità.

Riprendo foto e commento da “Il Gazzettino” di mercoledì 15 aprile 2009:

A Nebbiù, nel 1919, poco dopo il rientro dell’ultimo reduce, gran parte della popolazione posò per una foto ricordo nella piazza principale, assieme ai militari, accompagnati anche da una banda. Di quelle persone oggi solo una è ancora viva: si tratta di uno di quei bimbi (allora aveva tre anni e mezzo) ritratti nella foto di sinistra [qui nel blog è quella in alto]: è Serafino De Lorenzo, classe 1915, per molti anni corrispondente del Gazzettino, del Corriere della Sera e direttore del mensile Il Cadore. Così è nata l’idea di ripetere tale evento proprio nel giorno di Pasquetta, sempre nella piazza della frazione, per lasciare ai posteri un’ulteriore testimonianza. Si tratta naturalmente dei discendenti.

Brava Nebbiù, con un mio affettuoso saluto a Serafino De Lorenzo.

Francesca Larese Filon

croda-bianca-parete-sud

L’Union Ladina del Cadore de Medo, come tutte le Unioni Ladine, ha particolarmente a cuore il futuro del proprio territorio. La gestione corretta di questa risorsa è impresa difficile, come non facile è la sua valorizzazione. Ecco perché tutte le iniziative che promuovono e valorizzano, in particolare, il territorio dolomitico, devono trovare la maggior diffusione possibile.

E’ con questa “filosofia” che segnaliamo il blog Ramecrodes di Ernesto Majoni, curato ed appassionato momento di valorizzazione del territorio dolomitico. Nelle righe introduttive, che presentano sommariamente il contenuto del suo blog, Majoni scrive: “Cronache, curiosità, racconti, recensioni, ricordi, segnalazioni e altre cose che riguardano la Montagna, in primo luogo le Dolomiti Ampezzane, ma non solo quelle!!!”.

Ma non solo quelle!!!“: infatti, navigando fra i tanti articoli proposti, ve ne sono alcuni “più vicini a noi”, nel senso che fanno parte integrante della porzione di  territorio che la nostra Union Ladina ha come riferimento. Ve ne propongo alcuni lasciando a voi la scoperta del luogo, ove questo non sia desumibile direttamente dal titolo:

Per una volta, propongo anch’io un quiz: ovviamente di montagna!

Una via di Ettore Castiglioni e Bruno Detassis che ricordo con grande soddisfazione

In omaggio a una delle montagne più belle del Cadore: la Croda Bianca. Nel ricordo dei fratelli Fanton.

Il (o la?) Cridola. Una proposta un po’ diversa.

Una cima, tre stagioni, sei salite

Ernesto ci ha fatto l’onore di descrivere così amabilmente un frammento del nostro territorio dolomitico, la Croda Bianca, io provo a darne un ricordo visivo con una immagine ripresa dalla zona di sosta appena prima del Ponte Cadore.

Non troverete immagini in Ramecrodes; credo sia, pur non essendone certo, una precisa scelta dell’autore.  Leggendo gli articoli vi accorgerete che non se ne sente la mancanza.

Danilo De Martin

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biancospino_pasqua

Bona Pasca a dute voi e a le vostre famee!

Francesca Larese Filon ed il direttivo dell’Union Ladina.

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logo_istituto-ladin-de-la-dolomitesL’Istituto Ladin de la Dolomites l é l istituto della Provinzia de Belun par tutelà le tradizion che reguarda la lenga e la cultura de la dente ladina. L istituto l é nasesto par dà seguito a la lege 482/99 “Norme in materia di tutela delle Minoranze linguistiche storiche“.

Nte l Istituto é rapresentade i  35 comun ladin de l Agordin, de l Cadore, Zoldo e de l  Comelego (Agordo, Alie, Auronze, Borcia, Canal,  Col, Comelego de Sora, Cortina de Anpezo, Danta, Domiege, Falciade, Forno de Zoldo, Gosaldo, La Val, Livinalongo-Fodom, Lorenzago, Loze, Ospedal, Peraruo, Pieve, Riva, Rocia, San Colò, San Piero, San Tomas, San Vido, San Stefin, Selva, Taibon, La Valada, Val, Vigo, Vodo, Voltago, Zoldo, Zenzenighe, Zopè, Zubiana).

L’Istituto Ladin de la Dolomites, nsieme a la rivista Ladin! che vien fora doe ote l an , l publica libre e material audiovideo, l produse trasmission radiotelevisive, l bete a dì n concorso musical, l bete a dì corse de formazion pal personal de enti publici, dela scola  e dei enti del turismo, l parécia personal del posto par vèrde sportiei linguistiche; l à na biblioteca (de auto livel par chel che à a che fei co la lenga, cultura e duto chel che reguarda i paes ladine) che l é verta ala dente l mercui dale 10.30 ale 12.30 e dale 15.30 ale 17.30, l vendre dale 15.30 ale 17.30.

L é formou da doi organe: l Consilio de Aministrazion e  la Comision Scientifico-Cultural. Chi che volese avé autre nformazion  puó visità l sito de l Istituto Ladin de la Dolomites.


L’ISTITUTO LADIN DE LA DOLOMITES.

L’Istituto Ladin de la Dolomites è l’istituto della Provincia di Belluno per la tutela delle tradizioni linguistiche e culturali delle popolazioni locali ladine. Esso è nato in seguito all’ applicazione della legge 482/99 “Norme in materia di tutela delle Minoranze linguistiche storiche“.

Sono rappresentati al suo interno i 35 comuni ladini dell’ Agordino, del Cadore, della Val di  Zoldo e del Comelico (Agordo, Alleghe, Auronzo di Cadore, Borca di Cadore, Canale d’Agordo, Cencenighe Agordino, Cibiana di Cadore, Colle Santa Lucia, Comelico Superiore, Cortina d’Ampezzo, Danta di Cadore, Domegge di Cadore, Falcade, Forno di Zoldo, Gosaldo, La Valle Agordina, Livinallongo del Col di Lana, Lorenzago di Cadore, Lozzo di Cadore, Ospitale di Cadore, Perarolo di Cadore, Pieve di Cadore, Rivamonte Agordino, Rocca Pietore, San Nicolò di Comelico, San Pietro di Cadore, S. Tomaso Agordino, San Vito di Cadore, S. Stefano di Cadore, Selva di Cadore, Taibon Agordino, Vallada Agordina, Valle di Cadore, Vigo di Cadore, Vodo Cadore, Voltago Agordino, Zoldo Alto, Zoppè di Cadore).

L’Istituto Ladin de la Dolomites, oltre alla rivista semestrale Ladin!, pubblica opere librarie e produce trasmissioni radiotelevisive, organizza  concorsi musicali, organizza corsi di formazione per il personale di enti pubblici, della scuola dell’obbligo e degli enti turistici, fornisce personale qualificato agli enti locali per l’apertura di sportelli linguistici; esso possiede una biblioteca (specializzata in tutto quello che riguarda i paesi ladini) aperta al pubblico il  mercoledì dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 17.30; il venerdì dalle 15.30 alle 17.30.

E’ composto da due organi: il Consiglio di Amministazione e  la Commissione Scientifico-Culturale. Chi è interessato ad ulteriori informazioni può visitare il sito dell’ Istituto Ladin de la Dolomites.

Silvia Forner

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foto di silvia fornerDal 23 de marzo, al pian tera del Comun (nte la sede dela Pro Loco), é verto l sportel ladin. Gnante de taca chesto laoro, me presento a chi che varda l blog.

Me ciamo Silvia Forner, ei 20 ane, vivo a Loze, e son io che dovarei sta davoi a chesto servizio pa la dente. Nte l 2007 me son diplomada come “tecnico della gestione aziendale” al “I.P.S.S.C.” de Pelos. Nsieme a sta scola ei anche fato l corso de “net operator”, pa nparà a fei e parecià site web.
Daspò l diploma ei fato varie laore, passando dala fabrica ai alberghe.

Cuan che su la bacheca ei visto l bando par chesto laoro ei fato beboto la domanda, parchè la me paria na bela ocasion pa nparà algo sul ladin, le nostre tradizion e sui nostre luoghe. Par savè pi de preziso a chè che l serve n sportel ladin, nvido dute a liede sto articol de Francesca Larese Filon.

Duta la dente che à voia de savé algo (che l sea leou al ladin), la puó vegnì a ciatame nte chisti dis: dal lune al vendre dale 10.00 a le 13.00, opura la puó anche scriveme a l email sportelloladino@lozzodicadore.org o al fax 0435-76.383 e nfin, la puó ciamame al telefono a chesto numero 0435-76.051.

Sperando de ese de renforzo sia a la dente che a l Union Ladina, taco chesta nuova esperienza con voia de fei, de nparà e tanta passion.

Sane a dute.

Silvia Forner


LO SPORTELLO LADINO E’ APERTO ANCHE A LOZZO.

Dal 23 di marzo, al piano terra del municipio  (nella sede della Pro Loco), ha aperto lo sportello ladino. Prima di iniziare questo lavoro, desidero presentarmi ai visitatori del blog.

Mi chiamo Silvia Forner, ho 20 anni, vivo a Lozzo, e sono io che dovrò seguire questo servizio per la gente. Nel 2007 mi sono diplomata come “tecnico della gestione aziendale” all’ “I.P.S.S.C.” di Pelos di Vigo de Cadore. Oltre alle materie di studio tradizionali, ho seguito il corso di “net operator” per imparare a fare, sistemare e gestire siti web. Dopo il diploma ho fatto vari lavori, passando dalla fabbrica agli alberghi.

Quando sulla bacheca ho visto ll bando per questo lavoro ho subito presentato la domanda, perché mi sembrava una bella occasione per imparare nuove cose sul ladino, le nostre tradizioni ed il nostro territorio. Per sapere più in dettaglio a cosa serve un sportello ladino, vi rinvio a questo articolo di Francesca Larese Filon.

Tutta la gente che desidera sapere qualcosa che sia legato alla cultura ladina, può venire a trovarmi in questi giorni: dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00, può anche scrivermi all’ e-mail sportelloladino@lozzodicadore.org o al fax 0435-76.383 e infine può chiamarmi al telefono al numero 0435-76.051.

Sperando di essere d’aiuto sia alla gente che all’ Union Ladina, inizio questa nuova esperienza con voglia di fare, di imparare e tanta passione.

Silvia Forner

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